LUIS-FERDINAND CELINE – Biografia

« Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato. »
(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, traduzione di Ernesto Ferrero, Introduzione)

Louis-Ferdinand Céline (1932)
Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis Ferdinand Auguste Destouches (Courbevoie, 27 maggio1894 – Meudon, 1º luglio 1961), è stato uno scrittore, saggista e medico francese.

Lo pseudonimo, con cui firmò tutte le sue opere, era il nome della nonna materna.

Considerato appartenente alle correnti del modernismo e dell’espressionismo, Céline è considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita a un nuovo stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea. La sua opera più famosa, Viaggio al termine della notte(Voyage au bout de la nuit, 1932), è un’esplorazione cupa e nichilista della natura umana e delle sue miserie quotidiane. Lo stile del romanzo, e in generale di tutte le opere di Céline, è caratterizzato dal continuo amalgamarsi di argot e linguaggio erudito e dal frequente uso di ellissi ed iperboli, che lo impose come un innovatore nel panorama letterario francese. La maggioranza dei suoi libri originano da spunti autobiografici, e sono narrati in prima persona da Ferdinand, il suo alter ego letterario.

Per le sue prese di posizione politiche e affermazioni durante la Seconda guerra mondiale, esposte in pamphlet violentemente antisemiti, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa. Emarginato dalla vita culturale, dopo il ’45, il suo stile letterario fu preso a modello da alcuni scrittori che gravitavano attorno alla Beat Generation statunitense. Anche Charles Bukowski aveva grandissima ammirazione per la prosa letteraria di Céline.

L’antisemitismo e il filo-nazismo
Lo stesso argomento in dettaglio: Bagatelle per un massacro.
L’antisemitismo di Céline traspare da alcuni suoi scritti ed è esplicitamente illustrato in tre pamphlet sulla questione: Bagatelle per un massacro(Bagatelles pour un massacre, 1937), L’École des cadavres (1938) e Les Beaux draps (1941). Ne L’école des cadavres denunciava la rovina della Francia a causa degli ebrei e dei capitalisti, e invocava apparentemente una nuova alleanza con la Germania hitleriana al fine di preparare lo scontro all’ultimo sangue tra stati ariani contro democrazie occidentali giudaizzate (Regno Unito e Stati Uniti d’America) e bolscevismo. Inoltre Céline reclamava una rigenerazione razziale della Francia, che avrebbe dovuto depurarsi dalle influenze meticce e mediterranee agganciandosi al Nord Europa.

« Negli anni Trenta, Céline vantava (forse più di ogni altro) un bel curriculum di antisemita, ma dopo il ’40 andò oltre imboccando un razzismo scientifico, quale a suo avviso neppure i nazisti osavano sperare… Non si può non continuare a chiederci come mai uno scrittore di quella forza e di quella novità si sia lasciato trascinare da uno spirito più che polemico, predicatore di morte e di rovine. »
(Carlo Bo)

Céline non si dichiarò mai ufficialmente fascista (anzi è stato definito anche anarco-nazionalista[14][15][16]) e, nonostante queste idee, Céline non fu mai organico al regime collaborazionista di Vichy e alla Germania. Le sue posizioni nichiliste, nelle quali evocava il dissolvimento di vinti e vincitori, avevano un sapore troppo amaro per potere essere gradite ai gerarchi, così come la sua critica ai valori tradizionali e ai vari regimi.
Céline non ricavò grandi vantaggi dalle sue opinioni. Negli anni del secondo dopoguerra, tentava ancora una giustificazione del proprio razzismo antisemita sostenendo che aveva sempre parlato nell’interesse della patria, e che non era mai stato sul libro paga di giornali o movimenti filo-nazisti[9] (al contrario di altri “collaborazionisti”).

« Ci si accanisce a volermi considerare un massacratore di ebrei. Io sono un preservatore accanito di francesi e ariani, e contemporaneamente, del resto, di ebrei… Ho peccato credendo al pacifismo degli hitleriani, ma lì finisce il mio crimine. »

In un’intervista del 1957 disse di aver scritto degli ebrei, e non contro gli ebrei, e che i francesi non c’entravano nella guerra tra ebrei e Germania, mentre Hitler fu definito, ambiguamente, “coglione come gli altri” ma abile politico, visto che Céline apprezzava l’idea di un’Europa franco-tedesca. Dopo il ’45, comunque Céline cercò di minimizzare il proprio ruolo di fiancheggiatore ideologico del Terzo Reich e non volle, mai, tenere in considerazione la realtà della Shoah e dei campi di concentramento, attirandosi, a più riprese, accuse di negazionismo. La moglie di Céline, Lucette, afferma che il marito si disse invece, in privato, “orripilato” dagli eventi dell’Olocausto, definendolo “atrocità”.

Non è un caso che l’antiebraismo di Céline maturò a partire dal 1934. In quell’anno Céline va negli Stati Uniti d’America in cerca dell’amata Elizabeth Craig, trovandola in California sposata con un ebreo (nei libelli antisemiti un tema ricorrente è quello delle donne “ariane” sedotte dagli ebrei); inoltre, poco prima un dirigente ebreo sovietico aveva respinto un suo testo che doveva essere messo in scena al teatro di Leningrado e un medico ebreo prese il posto di Céline, licenziato dal dispensario di Clichy. Céline ebbe però anche un’amante ebrea, indicata nelle Lettere alle amiche come N.

Bisogna notare che nei primi lavori, specialmente in Mort à crédit, Céline tratta questi temi in tono minore: ad esempio, quando il padre nervoso se la prende con tutti, tra cui ebrei, massoni, bolscevichi, capitalisti, viene descritto in maniera grottesca. Inoltre, Cèline non era nuovo alle accuse di ambiguità politica: il suo primo romanzo, Voyage au bout de la nuit, appena pubblicato fu accusato di essere anti-patriottico e disfattista, e segnò la svolta di Céline con la stesura del pamphlet Mea culpa, dove inizia a sviluppare sentimenti anti-semiti e anti-democratici. Da allora in poi Céline ha sempre dichiarato a gran voce il suo patriottismo e il suo legame alla nazione, più o meno nella stessa maniera del suo alter ego Bardamu nel Voyage: quando all’ospedale militare scopre che un vecchio soldato che non fa altro che gridare “Viva la Francia!” viene trattato meglio degli altri pazienti, inizia anch’egli a gridare “Viva la Francia” ad ogni momento. E finché i rapporti diplomatici tra Germania e resto dell’Europa non precipitarono, l’antisemitismo era diffusissimo tra tutte le classi sociali di tutte le nazioni europee (l’affare Dreyfus accadeva pochi decenni prima, nel 1894, anno di nascita di Céline). Non a caso i primi pamphlet di Céline a tema patriottico e antisemita ebbero un ottimo successo di pubblico e un discreto riscontro economico, generando aspre polemiche che portarono al ritiro dal commercio delle suddette opere: nel 1939 infatti, Denoel e Céline sono denunciati per diffamazione e condannati, e le vendite dei loro libri vengono proibite. “Les Beaux Draps” uscirà nel 1941 in tiratura limitata e “protetto” dagli ambienti collaborazionisti francesi, sebbene in Bagatelle per un massacro e in La scuola dei cadaveri Céline critichi duramente il massone Pétain (poi Presidente della Francia di Vichy) che accusa di aver portato la Francia all’inutile strage del ’14-18 contro la Germania.

Come moltissimi suoi alter-ego, non ha mai dato troppa importanza a determinate sue parole e alla dialettica che ne promana, e non si è mai sentito responsabile delle scelte degli altri. Questo “opportunismo”, però, non sembra nascere da egoismo e disprezzo per gli altri (e la sua vita, soprattutto professionale, lo testimonia), quanto piuttosto dalla profonda consapevolezza della propria impotenza di fronte a processi storici, sociali, culturali, che procederebbero indisturbati a prescindere da ciò che un singolo uomo possa fare per contrastarli o per assecondarli, senza dimenticare, osservano taluni critici, che moltissimi uomini di cultura, calati nel loro tempo, espressero deprecabili opinioni razziste, a volte poi corrette, senza per questo essere considerati criminali e ostracizzati culturalmente come accaduto a Céline: è il caso, ad esempio, di Voltaire, Howard Phillips Lovecraft, Emil Cioran, Mark Twain (nei confronti dei nativi americani) e persino degli anarchici Pierre-Joseph Proudhon e Michail Bakunin (questi ultimi due convinti antisemiti almeno quanto Céline).

Così Pasquale Panella, poeta italiano, che spesso recita Céline in teatro, dichiarò su questo tema:

« Io ci andrei molto cauto con questa storia di Céline antisemita. Céline in realtà ha avuto una sbandata commovente perché detestava (…) il popolo come espressione borghese e convenzionale, il popolo che si sente protagonista delle rivoluzioni e della storia e non lo è… Le invettive di Céline sono rivolte, non a caso, verso due popoli in particolare: quello ebreo e quello comunista. Verso quello ebreo perché è il popolo eletto, il popolo più popolo di tutti, il popolo più testardamente tale, più duramente rinchiuso nella propria identità consortile e quindi, nella visione di Céline, più parodico di tutti. E verso quello comunista perché la Rivoluzione d’Ottobre aveva suscitato in lui una grande attrattiva anche come rivoluzione estetica, nella pittura, nella danza, nel cinema; un’aspettativa che resterà duramente delusa. (…) Oggi potrebbe prendersela benissimo col popolo di internet o col popolo globale. »
(Pasquale Panella, gennaio 2001)
Nella sua ultima intervista “predice” la decadenza degli europei (i “bianchi”) sopraffatti dagli africani, e l’ascesa sopra tutti dei cinesi (i “gialli”), tornando sul tema degli ebrei, affermando che la Francia era finita in guerra per fare i loro interessi: «Non ho scritto nulla contro gli ebrei… tutto quello che ho detto era “che gli ebrei ci stanno spingendo in guerra”, e questo è quanto. Avevano una rogna con Hitler, e non erano affari nostri, non avremmo dovuto impicciarcene. Gli ebrei hanno avuto una guerra di lamentele per due migliaia di anni, e adesso Hitler gli aveva dato causa di altri lamenti. Non ho nulla contro gli ebrei… non è logico dire qualcosa di buono o cattivo su cinque milioni di persone».

Si può dire che Céline investe il mondo intero con la sua rabbia, maturata di fronte alle esperienze tragiche della vita e confluita poi nelle opere[25], e spesso non bisogna prendere troppo sul serio le sue parole, come per altri grandi romanzieri surreali e artisti “maledetti”, ad esempio i vari Villon, Baudelaire, il Marchese de Sade, Apollinaire o lo Swift di Una modesta proposta, ricordando le parole di Céline stesso:

« …mi credevo un idealista, è così che uno chiama i propri piccoli istinti vestiti di paroloni. »

*FONTE: Wikipedia.org

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