L’ULTIMO LEONE DELL’HOGGAR – Da Il Viaggiatore Notturno di Maurizio Maggiani

C’era un leone qui, una volta.
Viveva nelle gole di Adrar n’attese. Mio padre diceva che era l’ultimo leone dell’Hoggar e suo padre diceva la stessa cosa. Veniva a mangiare le nostre capre, ma nessuno ha mai provato a ucciderlo. Era l’ultimo leone dell’Hoggar, valeva le capre che mangiava. Doveva essere vecchissimo, forse più di cento anni. Era zoppo, a causa di qualche combattimento di gioventù o di una trappola, e lasciava nella polvere una traccia inconfondibile. Vedevamo le sue tracce, ma nessuno lo ha mai incontrato. Trovavamo i resti di una capra anche a molti chilometri dall’ovile; tornavamo con quello che rimaneva della sua pelle perché tutti vedessero chi era stato.
Poi ha smesso di mangiare i nostri animali e un giorno un tagil che cercava acqua dalle parti di Meredoua ha trovato il suo corpo.
Era disteso sulle pietre del deserto, disteso sul suo stesso sangue. Il sangue gli era uscito da una ferita nel costato. Era ancora fresco.
L’uomo è venuto via senza averlo toccato. Una pelle di leone vale quasi una casa, ma, anche se vede che è morto, un uomo non si avvicina a un leone se il suo sangue è ancora fresco. La storia non è questa. La storia è che d’allora molti altri tagil hanno visto il leone zoppo dell’Hoggar. Lo hanno visto in luoghi diversi, molto distanti tra loro. E il suo sangue era sempre fresco. Come se fosse appena morto. Per questa ragione nessuno gli si è mai avvicinato per cercare di scuoiarlo. Nemmeno dimah Tighrizt, per quello che ne so; dormivo mentre cantava.

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