MAFIOSI E CORROTTI – Ascanio Celestini

C’era una volta un piccolo paese.
Ci viveva un piccolo popolo
governato da un piccolo governo.

Era un piccolo paese democratico.
Aveva avuto una piccola prima repubblica
che si era esaurita tragicamente,
i governanti erano stati tutti denunciati
e dovevano finire in galera.

Ma quella volta
preferirono andare a cena dallo Zozzone.
Perché è meglio lo Zozzone della galera.

Il giorno dopo i piccoli governanti
si consultarono per comprendere
cos’è che proprio non aveva funzionato
nella piccola prima repubblica.
Tutti si trovarono d’accordo
nell’individuare che il problema principale
consisteva nel fatto che al governo
c’era un partito di corrotti e mafiosi.

Allora sciogliamo il partito, dissero.
E ne fondarono due.
Un partito di mafiosi e un altro di corrotti.
Ma i corrotti non dovevano essere mafiosi
e i mafiosi non dovevano cadere
nella tentazione della corruzione.

Gli sembrò una bella idea,
fondarono la piccola seconda repubblica
e andarono tutti a festeggiare a pranzo fuori dallo Zozzone.

Ci furono governi corrotti coi mafiosi all’opposizione
e governi mafiosi con l’opposizione dei corrotti.
Era così nata la democrazia dell’alternanza
fondata sul bipolarismo.

Ma il sistema regge se i blocchi, oltre a essere contrapposti,
sono anche distinti.
Invece i mafiosi diventarono così tanto mafiosi
che incominciarono a frequentare anche la corruzione,
e i corrotti erano così intrensicamente corrotti
che agivano da mafiosi.

Quel piccolo popolo aveva accettato tutto :
era stato fascista e antifascista,
comunista e anticomunista,
democristiano e… basta.
Perché il democristiano è neutro, non esiste il contrario.

Il piccolo popolo aveva sventolato la bandiera nera
e la bandiera rossa,
la bandiera gialla e la bandiera bianca,
aveva fatto il saluto romano e il pugno chiuso,
il segno della croce e le corna all’arbitro,
aveva creduto nel fascio littorio e nella falce e martello,
nella croce celtica e nella croce rossa,
nella quercia e nell’ulivo,
nell’edera e nella foglia di fico,
nel somarello, nella pecora che fa beeeh
nel lupo che se la mangia e nel pastore che la sodomizza.

Ma ora il piccolo popolo era stanco
e si ricordò che era un popolo.
E quando il popolo si ricorda di essere popolo fa paura.

Così il potere incominciò a tremare
e tremò così tanto che il popolo disse
È carnevale ! Stavamo scherzando.

Il potere smise di tremare e disse
Scherzavo anche io.

E andarono tutti a cena fuori dallo Zozzone.

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