MENOCCHIO #Cinema

Il regista Alberto Fasulo fa letteralmente un tuffo nel passato per raccontare la storia del mugnaio Domenico Scandella, detto Menocchio, processato per eresia dall’Inquisizione. “Menocchio” è un film dal sapore antico, a tratti lirico. Il buio è l’elemento distintivo di questa opera, squarciato solamente dalla luce di una candela che permette di cogliere i dettagli del volto di Marcello Martini (Menocchio), che raccontano silenziosamente questa storia. “Menocchio” descrive l’oscurantismo attraverso una chiave dissacrante senza essere moralistico, ma bensì spostando l’attenzione dalla questione socio-etica a quella della figura del Menocchio come uomo.

Collocato nell’Italia di fine Cinquecento e ambientato in un villaggio sperduto sui monti del Friuli, “Menocchio” è molte cose messe insieme, ma più di tutto la storia di un “processo alle intenzioni”, quelle del vecchio mugnaio Domenico Scandella che, nonostante abbia umanamente paura per la sua vita, si dimostra incapace di rinunciare alle proprie idee anche quando si tratta di andare contro l’autorità religiosa. “Menocchio” è anche la rappresentazione del Potere che difende se stesso e il proprio status, convinto di poterlo fare disciplinando i comportamenti e le coscienze, facendo leva sull’ignoranza del popolo a cui si rivolge. Ma non solo, questo lungometraggio è anche la messinscena di una resistenza che diventa ribellione quando si tratta di non abiurare alle verità dei fatti, quelle che nell’epoca del film vedevano l’istituzione religiosa al centro dello scandalo per il fatto di tradire il messaggio evangelico.

“Menocchio” è un opera che vuole restituire il valore morale di un uomo che va contro il potere e pone riflessioni sulla libertà di pensiero, un tema estremamente attuale, basti pensare al mondo in cui viviamo oggi in cui le persone preferiscono cercare conferme sui social ma non nel confronto faccia a faccia.

Menocchio non è un semplice ribelle, un eroe solitario e testardo; uno degli aspetti più interessanti del film è la mancanza di santificazione del personaggio ma bensì l’esaltazione del valore della semplicità umana, elemento che è reso soprattutto dalla fantastica performance di Marcello Martini e dalle scelte stilistiche del regista Alberto Fasulo.

*FONTE: www.ecodelcinema.com

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