MOSCA E PIETROBURGO NEL 1836 : La Russia entra nel 900 (Nicolaj Gogol)

Veramente, dove s’è andata a cacciare la capitale della Russia – alla fine del mondo ! Strano popolo il russo : c’era la capitale a Kiev – nossignore, ci faceva troppo caldo, troppo poco freddo ; passò a Mosca – e no, anche qui ci faceva troppo poco freddo ; apprestaci dunque Pietroburgo, o Signore ! In compenso, che squallore tra la madre Mosca e il figliuolo ! Che specie di paesaggi son quelli, che natura ! L’aria è penetrata di bruma ; sul suolo pallido, d’un verde bigio, ceppaie calcinate, pini, abeti, zolle… meno male che la via corre come una freccia e le troiche russe cantanti e risonanti vi portano via in un soffio.

E che differenza, che differenza fra loro due ! Lei, Mosca, è restata fino ad oggi una vecchia barba russa, lui, Pietroburgo, è già un accorto europeo. Come s’è abbandonata, come s’è allargata la vecchia Mosca ! Come invece s’è raccolto, come si sa tener dritto quel moscardino di Pietroburgo ! E ci ha davanti da tutte le parti qualche specchio : la Neva o il Golfo di Finlandia. Non è che gli manchi dove contemplarsi. Appena si vede addosso una pagliuzza o altra minuta impurità, ecco che all’istante se la leva. Mosca è una vecchia massaia che cuoce gallette, guarda le cose da lontano e presta orecchio senza levarsi dalla sua poltrona al racconto di ciò che capita nel mondo. Pietroburgo è un giovinotto discolo, che non sta mai a casa, è sempre vestito per uscire e, facendo il bello al cospetto dell’Europa, scambia saluti colla gente d’oltremare.
Pietroburgo s’agita tutto, dalla cantina al solaio ; da mezzanotte principia a cuocere i pani francesi, che l’indomani consumerà la sua eteroclita popolazione, e l’intera notte non dorme che con un occhio solo ; Mosca dorme sodo e la mattina, segnatasi e fatte le riverenze ai quattro punti cardinali, se ne va al mercato colle sue focacce. Mosca è di genere femminile, Pietroburgo maschile. Mosca è piena di fidanzate, Pietroburgo di fidanzati. Pietroburgo osserva la massima decenza nell’abbigliamento, nn ama i colori chiassosi né alcuna brusca o audace deroga alla moda ; in compenso Mosca esige, in fatto di moda, il maggior rigore : se si porta la vita lunga, lei l’allunga ancora di più ; se i rivolti del frac si portano grandi, lei ne fa delle vere e proprie porte di rimessa. Pietroburgo è una persona assennata, un autentico tedesco, che calcola ogni cosa e, prima di dare la menoma serata agli amici, si fa i conti in tasca ; Mosca è un nobile russo che, quando si da bel tempo, se ne va magari in malora né si perita di fare il passo più lungo della gamba : i giusto mezzo non è affar suo. A Pietroburgo tutte le riviste, per quanto dotte, finiscono poi con qualche stampa di mode ; quelle di Mosca di rado aggiungono stampe o, se lo fanno, corrono rischio di spaventare il lettore. Le riviste di Mosca parlano di Kant, di Schelling ecc. ecc. ; le pietroburghesi non si occupano che del pubblico e di buoni principi… A Mosca le riviste vanno di pari passo colla loro epoca, ma i fascicoli ne escono in ritardo ; a Pietroburgo non vanno affatto di pari passo coll’epoca ma escono puntualmente, a data fissa. A mosca i letterati spendono e spandono senza guadagnare, a Pietroburgo guadagnano senza spendere.

Mosca se ne va sempre avviluppata in una pelliccia d’orso e non esce che per andare a pranzo ; Pietroburgo, in soprabito di castorino, colle mani in tasca, se ne va di carriera alla Borsa, ovvero in ufficio. Mosca va a giro fino le quattro del mattino e il giorno dopo non si leva dal letto prima delle due ; Pietroburgo va anche lui a giro fino le quattro, ma il giorno dopo, come se niente fosse, alle nove in punto col suo soprabito di castorino s’affretta all’ufficio. A Mosca la Russia arriva colle tasche iene e se ne ritorna alleggerita ; a Pietroburgo la gente ci arriva senza il becco di un quattrino e si spande poi per il mondo fornita d’un discreto gruzzolo. A Mosca la Russia ci arriva d’inverno per le carreggiate, in vettura da viaggio, a scopo di commercio ; a Pietroburgo il popolo russo ci va a piedi d’estate per costruire e per lavorare. Mosca è una mercantessa all’ingrosso, che accumula balle di mercanzia e disdegna il piccolo compratore ; Pietroburgo s’è tutto diviso e spezzettato in botteghe e bottegucce, e fa le poste ai minuti acquirenti.
Mosca dice : Se all’acquirente gli serve qualcosa, finirà per trovarla ; Pietroburgo vi caccia proprio sotto il naso un’insegna, vi scava sotto i piedi una Cantina di vino del Reno e vi stabilisce sotto le finestre una stazione di vetture pubbliche. Mosca non guarda in faccia ai suoi abitatori e spedisce mercanzie per tutta la Russia ; Pietroburgo non fa che vendere cravatte e guanti ai suoi funzionari. Mosca è un immenso Mercato Centrale ; Pietroburgo un negozio bene illuminato. Mosca è necessaria alla Russia : a Pietroburgo è necessaria la Russia. A Mosca di rado trovi un bottone stemmato su un frac ; a Pietroburgo non c’è frac senza bottoni stemmati. Pietroburgo ama schernire Mosca, la sua goffaggine e la sua mancanza di gusto ; Mosca punzecchia Pietroburgo pel fatto che non sa parlare russo. A Pietroburgo, sulla Prospettiva, passeggiano verso le due personaggi che paiono venuti fuori dalle stampe di giornali di mode esposte in vetrina, e persino le vecchie portano vite tanto strette da diventar persino ridicole ; durante la passeggiata a mosca capiterà sempre, invece, nel bel mezzo della folla azzimata, qualche nonnina col fazzoletto in capo e senza vita di sorta. Direi di più, ma in conclusione :
La distanza è immensa !…

*Pietroburgo 1836 – Nicolaj Gogol (Racconti di Pietroburgo)



Lascia un commento