NINNA NANNA di Chuck Palahniuk

La verità è che, anche se una sera decidi di leggere qualcosa a tua moglie e tua figlia. Una ninna nanna, mettiamo. E il giorno dopo tu ti svegli e loro no. Te ne stai li, a letto, rannicchiato contro tua moglie. Lei è ancora calda, però non respira. E tua figlia non piange. E la casa è già invasa dal rumore del traffico e della radio e del vapore che pulsa nei tubi del riscaldamento dentro i muri.

La verità è che per il tempo necessario a farsi un nodo perfetto alla cravatta puoi dimenticare anche un giorno come quello.

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Alla famiglie colpite da una morte in culla bisogna suggerire di trovarsi un hobby. È sorprendente quanto la gente faccia in fretta a chiudere la porta sul passato. Alla fine un modo per lasciarsi alle spalle le cose brutte lo si trova sempre. Impari a ricamare. A costruire lampade di vetro colorato.

Uccidere una persona a cui uno vuole bene non è la cosa peggiore che le si può fare. Il più delle volte aspettiamo che sia il mondo a farlo. E intanto leggiamo il giornale.

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Lavori in un importante quotidiano di una grande città e una sera, la vigilia di Natale, il caporedatorre ti spedisce ad indagare su un caso di morte.

La polizia e l’ambulanza sono già sul posto. Il corridoio dello squallido condomio è già stipato di vicini in ciabatte e accappatoio. Nell’ appartamento c’è una giovane coppia che singhiozza accanto all’ albero di Natale. Il figlio è morto soffocato da uno degli addobbi dell’albero. Raccogli i dati che ti servono, nome del bambino, età e via dicendo, dopodiché torni in redazione che è quasi mezzanotte e riesci a finire l’articolo giusto in tempo per mandarlo in stampa.

Lo fai leggere al tuo caporedattore e lui te lo stronca perchè non hai scritto i che colore era l’ addobbo. Rosso o verde ?? vederlo era impossibile, e a te non è venuto in mente di chiederlo.

Dalla tipografia strillano che bisogna chiudere la prima pagina, e tu hai solo due scelte.

Chiamare i genitori e farti dire il colore.

O rifiutarti di chiamare e perdere il lavoro.

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Pietre e bastoni t rompono le ossa, ma occhio a quelle cazzo di parole.

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Quella che noi chiamiamo natura, dice Ostrica, non è che uno dei tanti aspetti della devastazione compiuta quotidianamente dall’ uomo. Ogni dente di leone è una bombola atomica innescata. Un agente bioinquinante. Una graziosa calamità gialla.

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Il fatto di poter andare tanto a Parigi quanto a Pechino e di trovarci sempre un McDonald’s, ecologicamente parlando equivale a diffondere forme di vita in franchaising. I posti diventano tutti uguali. Il Kudzu, le cozze zebra. Il giacinto d’ acqua. Gli storni. I Burger King.

Gli indigeni, tutto ciò che di unico esiste. Scacciato via.

<Alla fine l’ unica biodiversità che ci rimarrà>dice,< sarà quella tra CocaCola e Pepsi.>

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Dice: <stiamo ridefinendo il paesaggio del mondo a colpi di stronzate.>

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il trucco per dimenticare il quadro di insieme è guardare i dettagli da vicino.

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Una specie o impara da sé a contenere la propria crescita, oppure ci pensano malattie, carestie, guerre.

Io amo tutto quanto allo stesso modo. Piante, animali, uomini. Solo, non credo alla grande bugia che l’uomo possa continuare a essere produttivo e a moltiplicarsi senza autodistruggersi.

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Per salvare il mondo Gesù Cristo ha sofferto 36 ore sulla croce … per lo stesso motivo io sono disposto a soffrire all’ inferno per l’ eternità.

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Il modo migliore per buttare via la vita è prendere nota. Il modo più facile per evitare di vivere è stare a guardare. Cercare i dettagli. Riferire.

Senza partecipare. Lasciare che il grande fratello canti e balli per te. Fare il giornalista. Essere un testimone affidabile. Un membro del pubblico pieno di gratitudine.

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