Non c’è nessun Dio, la natura basta a se stessa – JUSTINE – D.A.F. De Sade

Atterriti dai fenomeni che li colpivano, i primi uomini credettero che un essere sublime, e a loro ignoto, ne dirigesse i movimenti e gli spiriti; proprio dei deboli è sopportare o temere la forza; troppo bambino era allora lo spirito umano per cercare, per trovare in senso alla natura le leggi del movimento, unica molla di tutto quel meccanismo che lo stupiva. Attribuire un motore alla natura gli parve più semplice del vedere in lei la motrice; non rifletté che costruire e definire quel gigantesco padrone gli sarebbe costato più fatica del trovare, studiando la natura, la causa dei fenomeni che lo meravigliavano. Ammise un essere sovrano, gli dedicò culti: da quel momento ogni nazione ne foggiò di analoghi, adattandoli ai costumi, alle conoscenza, al clima; presto vi furono sulla terra tante religioni quanti popoli, tanti dei quante famiglie; era tuttavia facile riconoscere, sotto le spoglie di quegli idoli, il fantasma assurdo, primo frutto dell’accecamento umano. Sotto addobbi diversi, era sempre lo stesso. Ora ditemi Therese: se gli imbecilli delirando erigono un’indegna chimera e sragionano sui modi di servirla, dovrà forse a causa loro l’uomo saggio rinunciare alla felicità certa e presente della sua vita? Dovrà lasciare come il cane di Esopo l’osso per l’ombra, abdicare ai godimenti reali per vane illusioni? No, Therese, non c’è nessun Dio, la natura basta a se stessa; non ha bisogno di un presunto autore che è soltanto una decomposizione delle sue forze e, come di dice a scuola, una petizione di principio. Un Dio presuppone una creazione, cioè un instante in cui non ci fu niente, o anche, un instante in cui tutto fu nel caos. Se l’uno o l’altro di questi stati era un male, perché il vostro Dio lo lasciava durare? E se era un bene, perché lo cambiò? Se tutto è bene, ormai il vostro Dio non ha più niente da fare. Inutile, come può essere potente? Privo di potenza, come può essere Dio? Se la natura muove se stessa, a che serve un motore? E se il motore agisce sulla materia e la muove, come può non essere materia lui stesso? Potete voi concepire uno spirito che agisca sulla materia, e la materia mossa dallo spirito, se lo spirito non ha movimento? Esaminate per un instante, con freddezza, tutti gli attribuiti ridicoli e contraddittori con cui chi l’ha fabbricata deve reinvestire l’esecrabile chimera; guardate come si distruggono a vicenda, come si elidano, e riconoscerete che il fantasma deifico, nato dal timore di alcuni e dall’ignoranza di tutti, è una balordaggine rivoltante, indegna di un instante di fede e di un minuto di esame; una stravaganza miserabile che ripugna allo spirito, che rivolta il cuore e che, uscita dalle tenebre, è destinata a ritornarvi una volta per tutte.
Non vi inquietino, dunque, Therese, speranze e timori di un mondo avvenire, frutto di quelle prime menzogne; desistete sopratutto dal pretendere che essi siano per noi un freno. Deboli porzioni di una vile e bruta materia, alla nostra morte, cioè al momento in cui gli elementi che ci costituiscono si riuniranno all’intera massa, annientati per sempre qualsiasi sia stata la condotta, passeremo per un instante nel crogiolo della natura da cui sgorgheremo in altre forme; nessuna prerogativa distinguerà chi ha follemente incensato la virtù di chi si è abbandonato alle più vergognose sfrenatezze, perché niente offende la natura, e tutti gli uomini, egualmente usciti dal suo seno, e avendo agito durante la vita secondo i suoi impulsi, ritroveranno in lei dopo la loro esistenza un’unica fine e una medesima morte.

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