NON TROVO DIFFICOLTÀ A DEFINIRMI – Fernando Pessoa (da UNA SOLA MOLTITUDINE)

Non è mai esistita un’anima più amorosa e tenera della mia, un’anima così colma di bontà, di pietà, di tutto ciò che è tenerezza e amore. Eppure non c’è anima così solitaria come la mia – solitaria, si noti, non a causa delle circostanze esteriori, ma di quelle interiori. Voglio dire: insieme alla mia grande tenerezza e alla mia bontà, è penetrato nel mio carattere un elemento di tipo completamente opposto, un elemento di tristezza, di egocentrismo, e dunque di egoismo, che ha un duplice effetto: deformare e pregiudicare lo sviluppo e tutta l’azione interna di quelle altre qualità, e pregiudicare, deprimendo la volontà, tutta la loro azione esterna, la loro manifestazione. Un giorno o l’altro mi devo decidere ad analizzare questo fatto, a esaminare meglio, a discriminare gli elementi del mio carattere, perché la mia curiosità per tutto, alleata alla mia curiosità per me stesso e per il mio carattere, mi porta a tentare di capire la mia personalità.

È stato tenendo conto di queste caratteristiche che ho scritto, nel descrivere me stesso, nel The Writers Day:

One like Rousseau…
A misanthropic lover of mankind.

Io posseggo, di fatto, molte, troppe affinità con Rousseau. In certe cose i nostri caratteri sono identici. Il caldo, profondo, inesprimibile amore per il genere umano bilanciato da una porzione di egoismo – questa è una caratteristica fondamentale del suo carattere e anche del mio.

(…).

È necessario ora che io dica che tipo d’uomo sono. Il mio nome non importa e neppure altri dettagli esteriori su di me. Interessa solo il mio carattere.
Tutta la struttura del mio spirito è di esitazione e di dubbio. Niente è o può essere positivo per me; tutte le cose oscillano intorno a me, ed io con loro, incerto verso me stesso. Tutto è per me incoerenza e mutamento. Tutto è mistero e tutto è gravido di significato. Ogni cosa è sconosciuta simbolo dello Sconosciuto. La conseguenza è orrore, mistero, una paura troppo lucida.
Per le mie tendenze naturali, per le circostanze che si verificano nella mia prima infanzia, per l’influenza degli studi intrapresi sotto il loro stimolo (di quelle tendenze), per tuto questo il mio carattere è di tipo interiore, autocentrico, muto, non autosufficiente, ma perduto in sé stesso. La mia vita è stata tutta di passività e di sogno. Tutto il mio carattere consiste nell’odio, nell’orrore dell’incapacità, e nell’incapacità di atti decisivi, di pensieri definiti, che pervade ttutto ciò che io sono, fisicamente e mentalmente. Non ho mi preso una decisione che fosse nata dall’autocontrollo, mai ho fatto trasparire esternamente una volontà cosciente. Ogni mio scritto è rimasto incompiuto; si interponeva sempre nuovi pensieri, straordinarie, imprescindibili associazioni di idee, che avevano come termine l’infinito. Non posso impedire la ripugnanza che i miei pensieri hanno a portare a termine checchessia; una cosa semplice mi suscita diecimila pensieri, e da questi diecimila pensieri sgorgano diecimila associazioni; non ho la forza di volontà di eliminarli o arrestarli, e neppure di riunirli in un solo pensiero centrale, perdendo di vista dettagli senza importanza ad essi associati. Essi mi attraversano; non sono pensieri miei, ma pensieri che passano attraverso di me. Io non pondero, sogno; non sono ispirato, deliro. So dipingere, ma non ho mai dipinto; so comporre musica, ma non ne ho mai composta. Strane concezioni delle tre arti, splendidi voli dell’immaginazione carezzano il mio cervello; ma io li lascio sonnecchiare finché muoiono, perché non ho la forza di dar loro corpo, di farne cose del mondo esterno.
Il mio carattere è tale da farmi odiare l’inizio e la fine delle cose, perché sono punti definiti. Mi tormenta l’idea che si possa trovare una soluzione per i problemi più alti, più nobili, della scienza, della filosofia; l’idea che qualcosa possa essere determinata da Dio o dal mondo mi fa orrore. Che le cose più importanti possano essere realizzate, che un giorno gli uomini possano essere tutti felici, che si possa trovare una soluzione ai mali della società – l’idea di tutto questo mi fa andare su tutte le furie. Eppure non sono cattivo né crudele; sono pazzo, e in modo difficile da concepire.
Pur essendo stato un vorace lettore e appassionato, non mi ricordo un libro di quelli che ho letto, a tal punto le mie letture erano state del mio spirito, sogni miei, anzi, provocazioni di sogni. Persino il ricordo di fatti, di cose esterne è vago, più che incoerente. Rabbrividisco al pensiero di quanto poco rimane nel mio spirito di ciò che è stata la mia vita passata. Io, un uomo convinto che l’oggi è un sogno, sono meno di una cosa di oggi.

(…)

Non trovo difficoltà e definirmi: sono un temperamento femminile con una intelligenza maschile. La mia sensibilità e i movimenti che ne scaturiscono, ed è in questo che consistono il temperamento e la sua espressione, sono femminili. Le mie facoltà di relazione – l’intelligenza, e la volontà, che è l’intelligenza dell’impulso – sono maschili.
Quanto alla sensibilità, quando dico che mi è sempre piaciuto essere amato, e mai amare, ho detto tutto. Mi è sempre pesato avere l’obbligo, per un dovere di normale reciprocità – una lealtà dello spirito -, di corrispondere. Mi piaceva la passività. Dell’attività, mi attraeva solo quanto bastava a stimolare, per non farmi dimenticare, l’attività di amare chi mi amava.
Riconosco lucidamente la natura del fenomeno. È una inversione sessuale frustrata. Si limita allo spirito. Mi ha sempre turbato, però, nei momenti di meditazione su me stesso, non ho mai avuto la certezza, né ancora ce l’ho, che questa tendenza di temperamento non possa un giorno raggiungere anche il corpo. Non dico che allora praticherei la sessualità corrispondente a questo impulso; ma basterebbe il desiderio a umiliarmi. Siamo molti di questo tipo, nella storia – la storia artistica, sopratutto. Shakespeare e Rousseau sono fra gli esempi, o esemplari, più illustri. E il mio timore che questa inversione dello spirito discenda al corpo, me lo insinua l’osservazione del modo in cui costoro l’hanno realizzata: il primo completamente, con la pederastia; in modo incerto il secondo, con un vago masochismo.

*Fernado Pessoa, UNA SOLA MOLTITUDINE

——-> ALTRO DI : Fernando Pessoa


Lascia un commento