NON UCCIDERE – Hermann Hesse

L’addomesticamento dell’essere umano, il suo sviluppo dal gorilla alla cultura, ha seguito una lunga, lunghissima strada. Dubbie sono le acquisizioni d’ordine pratico sancite dal costume e dalle leggi, ogni occasione è buona per far tornare a galla il feroce atavismo, mettendo in fose tutto ciò che apparentemente era stato raggiunto una volta per tutte. Se l’obiettivo provvisorio dell’evoluzione umana lo vediamo nell’attuazione delle esigenze spirituali, quelle che dal tempo di Zoroastro e di Lao Tze sono state proposte dalle guide spirituali dell’umanità, dobbiamo ammettere che lo stadio attuale è ancora infinitamente più vicino al gorilla che non all’essere umano. Poiché esseri umani noi non siamo ancora, siamo soltanto sulla strada che porta all’umanità.
Alcune migliaia di anni fa, la legge religiosa di un popolo eletto ha formulato il fondamentale comandamento del ‘non uccidere’.
(…) E noi che nel futuro crediamo, continueremo a proclamare l’antico imperativo: ‘Non uccidere’. Anche sei i codici del mondo intero dovessero mettere al bando l’uccisione (compresa quella in guerra e quella a opera del boia), l’imperativo non per questo verrebbe meno, poiché si tratta del fondamento di ogni progresso, di ogni divenire umano. Uccidiamo tanto! E non uccidiamo soltanto nel corso delle stupide battaglie, delle stupide sparatorie rivoluzionarie, per le strade, con le stupide esecuzioni capitali: no, uccidiamo letteralmente ogni passo che facciamo. Uccidiamo obbligando i giovani ad abbracciare, per ragioni di necessità, professioni per le quali non sono tagliati. Uccidiamo, chiudendo gli occhi davanti alla povertà, alla miseria, alla vergogna. Uccidiamo quando, fedeli a comode abitudini. Assistiamo passivi al perdurare di defunte istituzioni in seno alla società, allo stato, alla scuola, alla religione, fingendo di approvarle anziché voltar loro decisamente le spalle.
(…) E si può uccidere non soltanto ciò che è presente, bensì anche ciò che è futuro. Con un po’ di ironico scetticismo si può uccidere, in un giovane, un’enorme quantità di futuro. Ovunque attende la vita, ovunque fiorisce il futuro, e sempre noi ne vediamo ben poco, sempre ne schiacciamo molto sotto i piedi. Uccidiamo letteralmente a ogni passo che facciamo.
Ma ciascuno di noi ha, nei confronti dell’umanità, un compito, uno solo. Il quale non consiste cero nel far avanzare di un tantino l’insieme dell’umanità, e neppure ne migliorare una singola istituzione: perché, mio simile, il tuo e il mio compito no è di togliere di mezzo una singola modalità dell’uccidere, per quanto belle e degno ciò sia. Il nostro compito quali esseri umani consiste nel compiere, all’interno della nostra propria, unica, personale esistenza, un passo in avanti sulla strada che dalla bestia porta all’uomo.

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