Norme per la redazione di un testo radiofonico – di Carlo Emilio Gadda (Recensione Libro)

Che i più dignitosi accademici chiamati, negli anni Cinquanta, a collaborare al Terzo Programma Rai abbiano avuto un sussulto nel leggere l’opuscolo di norme redazionali allegato alla lettera-contratto non stupisce. Con una fermezza sotto la quale fremeva un’esplosiva ironia, li si invitava a bandire il tono dottrinale e l’esibitivo «io», incisi e litoti a catena, vocaboli antiquati o tecnici e mostruose forme verbali (come l’indigesto svelsero). Non potevano sapere che l’autore di quell’opuscolo era il più sovversivo degli scrittori italiani, per una volta nelle vesti di ligio e irresistibile anti-Gadda.

E’ sempre piacevole leggere Gadda, anche se in questo caso di tratta di “Norme per la redazione di un testo radiofonico”, scritto nel 1953 allorquando l’Ingegnere – già sessantenne, ma non ancora affermatosi pienamente come scrittore – lavorava per la RAI per poter sbarcare il lunario.
Anche in tale incarico Gadda si prodigava instancabilmente, come era suo costume, sia nella rivisitazione di testi altrui predisposti per la diffusione in radio, sia nella definizione di regole per essere ben compresi ed attirare l’attenzione dell’ascoltatore, ovviamente…senza annoiarlo.
Così, con solerzia ed acribia, vengono dettate vere e proprie regole, in cui Gadda si rifà parzialmente a precedenti indicazioni già fornite da altri autori, ma rendendo il testo delle “Norme” decisamente ficcante, talora inserendo qualche immancabile venatura umoristica.
E’ interessante notare, fra l’altro, come Gadda – il cui linguaggio era decisamente forbito e affatto personale, ricco di neologismi e anche di espressioni dialettali qualora ciò servisse per rendere il testo più credibile, come nel caso del “Pasticciaccio” – riesca qui a dettare poche e dettagliate regole, che probabilmente egli stesso avrebbe avuto difficoltà a recepire.
L’agile volumetto è completato da una pregevole postfazione di Mariarosa Bricchi che, interrogandosi sul rapporto tra lingua e radio, si sofferma in particolare sugli anni di Gadda alla RAI e sui prestiti e reminiscenze che influenzarono in qualche modo Gadda nella stesura delle “Norme”.

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