OGNI UOMO CHE LOTTA CON LA VITA – Da I Vagabondi di Maksim Gorki

Ogni uomo che lotta con la vita, che è vinto e prigioniero del suo fango, è più filosofo di Schopenhauer; perché mai un’idea astratta prenderà una forma così precisa e immaginosa, quanto il pensiero che la sofferenza fa scaturire dal cervello.

La coscienza della vita che aveva quella gente reietta mi sorprendeva per la sua profondità ed io ascoltavo con avidità quei loro racconti, mentre Konovalov ascoltava invece con l’intenzione di combattere la filosofia del narratore e trascinarmi in un dibattito con lui. Dopo aver ascoltato il racconto, declamato con tono oratorio da un personaggio vestito nella maniera più fantastica e dotato di un viso per nulla candido, Konovalov sorrideva con aria pensosa e scrollava la testa con dubbio.

Non mi credi? Domandava melanconicamente il narratore. Sì, ti credo… Come non si dovrebbe credere alla gente? Anche quando ti accorgi che mente, e tu credi; vale a dire, ascolta e procurati di capire perché si mente, certe volte, la menzogna spiega benissimo quello che succede nell’anima… E quale verità possiamo dire di noi stessi? Non altro che qualche cosa di ributtante…Mentre puoi inventare tanto bene… Ho ragione?

Sì, acconsentì il narratore. Ma perché scrolli la testa? Perché ? …

Perché ragioni male. Tu racconti come se tutta la tua vita non fossi stato tu a viverla, ma un terzo qualunque. E tu, allora, dov’eri, allora ? E Perché non hai contrapposto nulla al tuo destino? E come va, che noi ci lagniamo sempre degli uomini; mentre noi pure siamo uomini e per conseguenza gli altri possono aver motivo di lagnarsi di noi? Ci s’impedisce di vivere; ma allora, anche noi intralciamo la sua vita a qualcuno, non è così? Come spiegare codesto?

E Konovalov aggiungeva sentenziosamente: Bisognerebbe creare tale un’esistenza, che tutto il mondo vi stesse comodamente, senza dare fastidio a nessuno. E chi dovrebbe rifarla questa esistenza? Chiese con aria trionfante, e poi come se avesse temuto che gli furassero la risposta, rispose lui stesso: Noi, proprio noi, e nessun altro! Ma come rifarla codesta esistenza, se non sappiamo per dove cominciare se non vi abbiamo avuto fortuna? Dunque, amici cari, tutto l’appoggio ci dovrebbe venire da noi stessi. Ed è risaputo, quello che noi siamo…

Gli rispondevano giustificandosi, ma egli si ostinava: nessuno era colpevole verso di noi e ciascuno di noi era il solo colpevole verso se stesso. Era difficilissimo smontarlo da questa idea e più difficile ancora comprendere i suoi apprezzamenti sull’umanità. Da una parte, gli uomini gli apparivano come aventi dei diritti; da un’altra, deboli, vili, esitanti, non d’altro capaci che di lagnarsi.

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