PANAMA City – Appunti di viaggio

Sono arrivato a Panama city intorno alle 8 del mattino. Panama city
Subito fuori dall’aereoporto, avevo con me solo una borsa in cabina, un caldo umido, l’afoso affanno di genti accaddalte da una febbre dell’oro di questi paradisi fiscali che crescono in pochissimo, grattacielo dopo grattacielo.
Dall’aeroporto, se parlate spagnolo, potete trovare un taxi che vi conduca in città per 30$. La città, alla quale si arriva sopra un ponte che vi ci porta come sospeso nel nulla, si scorgono subito enormi i blocchi di cemento verticali, delle speculazioni della banche, assicurazioni e finanza, una Babele dove alti sono gli interessi degli investitori quanto i palazzi. Immenso anche il mondo sommerso, da tutto il sud Amercia vengono qui a lavorare persone che per un 5-10 anni lavorano, inviando periodicamente a casa, al loro paese una parte dei ricchi stipendi, se non si considera la qualità della vita, più atti a costruirsi una casa al ritorno, alla propria di casa.

La città in pratica è divisa in due, continuamente in enorme espansione: in città vecchia: il ‘Casco Vejo’ da un lato, basse case coloniali, l’avenida principale dietro, il quartiere cinese, la bella Panama city, oramai poco più di una bella e romantica ricreazione di un sapore oramai perso nella polvere dei cementi, che ovunque altrove per la città continuano a creare mostri di edifici. Sempre meno le presenze, col tempo, dei lavoratori che occupano tutta la parte dei servizi al meccanismo stesso della città, migliaia di guardie ad ogni palazzone, mc’donald e fast sfood ovunque, come le auto, difffile la cultura della bicicletta per una capitale americanizzata, dal commesso alla sicurezza, tutti, non riescono o vogliono più vvere in città si creano spontanei ghetti auto ghettizzanti ai bordi dell città, divisi in delinquenti, sfortunati, e gente che ogni giorno galera in macchina o autobus, il ‘Diablo Rojo’, per andare a far un onesto lavoro.il 'Diablo rojo' di Panama city

 

Tempo massimo per godersi Panama un tre gioni, anche dovuto forse per il mio bisogno di naturaleza, la city è una capitale del sud che comunque rimane ordinata, civile e educata, molto di più di ben altre affascinanti capitali del sud delle Americhe; ma non per me.
Andate certo a farvi un pasto, un aperitivo, al mercato del pesce, sul lungo mare, tipico anche se col tempo sempre più turistico: merita.
Camminare per i quartieri non turistici o meno usuali, significa andare per le vie delle banche degli uffici, della gente che non risponde alla richiesta d’una indicazione, tutti in macchina, distruggendo una perla del paese, ma senza accorgersene perché impegnati a guadagnare, lavorare..



Da vedere poi a chi dovesse interessare il canale di Panama, che attira anch’esso mgliaia di lavoratori, turisti, con un museo e migliaia di conteiner che vi passano ogni giorno, europei, americani, cinesi. Tanti i cinesi in Panama, tutti i negozi d’alimentari, dalla capitale alle piccole isole turistiche son gestite da cinesi, l’isola è economicamente, legate al servizio basilare dell’alimentare, obbligatoriamente di dominazione cinese.
Questo anche grazie ai patti economici presi da presidenti variopinti e bizzarri, come l’italiano Marinelli.
Usate la città per farvi un idea della sua recente storia, organizzate da li i trasferimenti nei paradisi naturali di isole e foreste, laghi e fiumi stupendi con gente delle montagne degne di un sorriso. Panama city
Interessante comunque anche il movimento culturale, o comunque intellettuale del paese, la gente di Panama è mediamente ben accultarata, diverso per le ultime generazioni delle capitali, dove i giovani uguali nel mondo intero passano il giorno al telefono; son forti le tradizioni appena si esce da Panama city.
Non pochi gli eventi culturali e vernissage nella capitale.
Diversi gli ostelli e hotel in vari punti della città.
Trasporti pubblici caotici, non più di altri paesi simili, anzi, comunque frequenti e puntuali.
Un bel popolo; cattivi sono gli investitori.

*A.
*PANAMA

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