Pensano a come civilizzare il contadino. Ma tu prima rendilo agiato e buon agricoltore, e poi si civilizzerà da solo – Nikolaj V. Gogol (Le anime morte)

Pensano a come civilizzare il contadino. Ma tu prima rendilo agiato e buon agricoltore, e poi là si civilizzerà da solo. Ma ora, ai nostri giorni, il mondo si è così instupidito, che non se lo può immaginare. Cosa scrivono ora questi pennaioli? Salta fuori un qualunque libretto di un moccioso, e tutti subito ci si buttano sopra. Ecco che iniziano a dire: Il contadino fa una vita molto semplice; bisogna portarlo a conoscenza degli oggetti di lusso, ispirargli l’esigenza di un più alto tenore di vita… Siccome loro, grazie a questo lusso, sono diventati stracci, non uomini, e sa il diavolo che malattie si sono presi, e oramai non c’è ragazzo di diciotto anni che non abbia sperimentato tutto: e non ha più un dente, ed è calvo come una vescica; così adesso vogliono infettare anche questi altri. Ma grazie a Dio ci è rimasta almeno ancora una classe che non conosce tutti questi ghiribizzi. Per questo dobbiamo semplicemente ringraziare il Signore. Per questo, secondo me, sono i più rispettabili, perché molestarli? Volesse Dio che tutti fossero come gli agricoltori.
Dunque lei ritiene che la cosa più vantaggiosa sia occuparsi di agricoltura? Domandò Cicikov.
Più giusta, e non più vantaggiosa. Coltiva la terra col sudore della tua fronte, è stato detto. E non è stato detto a caso. Secoli di esperienza hanno già dimostrato che l’uomo di estrazione contadina è più puro, più morale, più nobile, più elevato. Non dico che non ci si possa occupare d’altro, ma che alla base ci sia l’agricoltura, ecco cosa. Le fabbriche si costituiranno da sole, ma si costituiranno quelle legittime, quelle che sono necessarie qui, per la gente del luogo, sul posto, e non quelle che indeboliscono l’uomo contemporaneo. Come se non fossero quelle fabbriche che poi, per mantenersi in vita e vendere, usano qualunque mezzo vergognoso, corrompono, depravano il popolo disgraziato. Io non ne impianterò mai, di queste manifatture che causano esigenze più elevate, né tabacco, né zucchero, anche se perdessi milioni. Se la corruzione deve entrare nel mondo, non lo farà con il mio aiuto. Che io, davanti a Dio, sia giusto… da vent’anni vivo con il popolo, so quali sono le conseguenze. (…)
E sono tutte bugie e assurdità. Quali esigenze superiori? Chi vogliono ingannare? I libri, potranno procurarsene quanti ne vogliono, ma non li leggono. La faccenda si riduce alle carte e all’ubriachezza.

——> ALTRO DI : Nikolai V. Gogol 

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