PORTAVAMO INSIEME NEL MONDO UN PRESAGIO DI GIOIA – Guido Piovene

La discesa per la via che ho detto richiede forse un quarto d’ora ; ma volendo esaurire l’intero nostro repertorio prendemmo un sentiero che scende sul rovescio del colle con un giro più lungo, e sfocia in una località fuori mano, a quel tempo quasi deserta, chiamata « La Gogna » perché qui si compievano in antico le opere di giustizia ed anche, detto di passaggio, s’impiccavano i ladri.
Era sopraggiunta la notte e si spalancò ai miei occhi un memorabile stellato. Appartiene alla serie di quei grandi cieli stellati, che vidi allora, poi vent’anni ancora, e dopo non vidi mai più ; forse perché la vista è divenuta leggermene nebbiosa e anche i sensi sono annebbiati da tanti anni di cibi, di fumo, di bevande, oltreché dalle ansietà dell’egoismo.
Era una facoltà di distinguere gli astri a uno a uno come persone, ciascuno con il suo colore diverso, e nel tempo medesimo di sentire raccolta in un attimo tutta l’immensa vita del firmamento, nella sua verità e nella sua palpitazione. La Pia recitava intanto altre belle poesie, non senza farvi qualche guasto : Vaghe stelle dell’Orsa, io non « mi » credea ; ed io, per sdebitarmi, le brutte poesie dei bambini. Ma nel pronunciarle provavo una felicità poetica, e così credo fosse in lei, mentre pronunciava quei versi che non capiva e che straziava.
Pensando a distanza di anni a ciò che provai oscuramente, lo devo spiegare così : non vi era più contrasto, né differenza, tra le poesie belle e brutte ; uscendo dalle nostre bocche, si fondevano tutte in una sostanza comune, e le belle poesie trasfondevano nelle altre il loro splendore.
Entrambi trovavamo nel recitarle un identico appagamento, godevamo di quel distacco e di quella concordia, e questa era la poesia ; sopra di noi, rinunciando a se stesse. S’incontravano e si mescolavano in una grande falda di luce traslucida, e la poesia qui risiedeva. Giacché amavamo proprio quello, l’armonia, il balzo vittorioso al di là di noi stessi dove il bello ed il brutto perdevano i loro confini e non avevano più senso.
Portavamo insieme nel mondo, le poesie d’ogni qualità, un presagio di gioia, una speranza di vittoria.

*da “Spettacolo di Mezzanotte” di Guido Piovene


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