RIGODON – Luis Ferdinand Celine #LIBRI

Sono pagine furenti e spossate, livide e febbrili, schiumanti di impotente indignazione e profetici deliri quelle che compongono Rigodon, romanzo che conclude la Trilogia del Nord di Louis-Ferdinand Céline e insieme ultimo lavoro del grande scrittore francese. Più di ogni altro, Céline ha legato, o per dir più esattamente sovrapposto, il proprio destino personale alla convulsa genialità della sua prosa, trasformato la sincerità in verità, reso l’odio la forma più pura di confessione e l’ossessione nient’altro che la legittima espressione del dolore.

Confitti nel tempo, germogliati nella storia, i suoi romanzi vivono in realtà in una dimensione sospesa, che annulla ogni distanza tra passato e presente; le macerie dell’oggi, che l’autore descrive con allucinata precisione – “Vedo bene che Pulet mi tiene il muso… Poulet Robert, condannato a morte… parla mica più di me nelle sue rubriche” – sono un pretesto narrativo per agganciarsi a ciò che è accaduto, alle vicende narcisisticamente tragiche di una vita spesa in solitudine, in fuga, alla disperata ricerca di un senso, di un istante di quiete – “Eccoci qui!… omaggio al lettore!… inchino!… ci ritroviamo allo stesso punto… Harras è partito… agire adesso o mai più!… abbiamo l’essenziale, il permesso firmato, timbrato Reichsbevoll…”.

Testimone allo stesso tempo lucido e folle del suo tempo, ma soprattutto grande conoscitore della natura umana, Louis-Ferdinand Céline si spinge fino a reinventare il passato (in special modo la guerra e i suoi orrori), affidandogli la responsabilità della memoria, costringendolo alla condivisione del ricordo e infine concedendogli il dono più prezioso, quello della libertà creatrice dell’immaginazione. A tal proposito scrive Henri Godard nella prefazione alla Trilogia del Nord pubblicata da Einaudi-Gallimard (Biblioteca della Pléiade): “… le peripezie della narrazione hanno quasi tutte qualche fondamento «reale», ma […] nessuna è trascritta tale e quale: non c’è nessun aspetto di questo reale che non possa essere modificato […].

Non c’è niente, in questi tre volumi di sedicenti ricordi, che non porti il marchio sia di questo momento da incubo della Storia che, come si suol dire, sorpassa l’immaginazione, sia al tempo stesso dell’immaginazione che se n’è per l’appunto appropriata.

Fra i ricordi, senza dubbio numerosi, di quegli otto o nove mesi passati in Germania, l’immaginazione non conserva che quelli sui quali può esercitare la propria azione, e li rimodella secondo delle leggi ch’erano già state le sue in tutti i romanzi precedenti”.

Proviamo dunque a considerare Rigodon da questa prospettiva, leggiamolo come un’autobiografia illegittima, in una certa misura perfino apocrifa; lasciamoci guidare dalla continuità tematica e temporale con gli altri due capitoli della Trilogia (gli splendidi Da un castello all’altro e Nord, di cui ho già scritto), scopriamo quel che succede all’autore, alla sua famiglia e ai suoi amici, in cerca di un modo per lasciare la Germania invasa dagli Alleati e prossima al collasso e alla resa definitiva, tuffiamoci in quel “mondo alla rovescia” che Céline dipinge, con maestria impareggiabile, come il peggiore degli incubi senza tuttavia mai smettere di ripeterci che si tratta del mondo vero, dell’unico mondo possibile, quello in cui tutti siamo condannati a vivere, ma non dimentichiamo che questo suo piccolo capolavoro, così estenuato in alcuni passaggi (quasi che l’autore sentisse incombere su di sé la fine; Céline morì poche ore dopo aver comunicato all’editore di aver terminato il libro) ha la medesima, dirompente energia del Viaggio al termine della notte e di Morte a credito, ed è attraversato dalla stessa stravolta, fiammeggiante ironia. “Dal Viaggio alla Trilogia”, scrive ancora Godard, “nonostante il lungo intervallo e la frattura apparente provocata dagli scritti polemici, non c’è rottura.

Essendo al contrario, considerata nel suo insieme, il racconto di un’erranza appena interrotta da tappe sempre provvisorie, la Trilogia ritrova forse meglio dei romanzi intermedi quello schema narrativo proprio del Viaggio, in particolar modo nella sua prima metà”.

Colui che più di ogni altro ha fatto coincidere vita e scrittura si consegna, luci e ombre, nei suoi romanzi. Nel primo come nell’ultimo.

*FONTE: https://www.ilconsigliereletterario.com

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