SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE di Italo Calvino

foto libreriaTratto dal libro…

‘Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.

La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: – No, non voglio vedere la televisione!-. Alza la voce, se no non ti sentono…

… Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga…

…Non è che t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non si aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa di esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo per loro. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio. Questa è la conclusione a cui sei arrivato, nella vita personale come nelle questioni generali e addirittura mondiali…

…Che t’importa del nome dell’autore in copertina? Trasportiamoci col pensiero di qui a tremila anni. Chissà quali libri della nostra epoca si saranno salvati, e di chissà quali autori si ricorderà ancora il nome. Ci saranno libri che resteranno famosi ma che saranno considerati opere anonime come per noi l’epopea di Ghilgamesh; ci saranno autori di cui sarà sempre famoso i nome ma di cui non resterà nessuna opera come è successo a Socrate; o forse tutti i libri superstiti saranno attribuiti a un unico autore misterioso come Omero…

…cambiare mestiere, moglie, città, continente, – un continente dopo l’altro, fino a far tutto il giro, – consuetudini, amici, affari, clientela.

Era un errore, quando me ne sono accorto era tardi.

Perché a questa maniera non ho fatto altro che accumulare passatisu passati dietro le mie spalle, moltiplicarli, i passati, e se una vita mi riusciva troppo fitta e ramificata e ingarbugliata per portarmela sempre dietro, figuriamoci tante vite, ognuna col suo passato e i passati delle altre vite che continuano ad annodarsi gli uni agli altri. Avevo un bel dire ogni volta: che sollievo, rimetto il contachilometri a zero, passo la spugna sulla lavagna: l’indomani del giorno che ero arrivato in un paese nuovo già questo zero era diventato un numero di tante cifre che non stava più sui rulli, che occupava la lavagna da un capo all’altro, persone, posti, simpatie, antipatie, passi falsi.

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