Soltanto l’orgoglio dell’uomo eresse l’omicidio a delitto – D.A.F. De Sade (JUSTINE)

Il primo crimine – distruggere un nostro simile – è assolutamente chimerico: di questo puoi star sicura, cara ragazza. Il potere di distruggere non è accordato all’uomo; tutt’al più, può variare le forme, non può annientarle: ora, ogni forma è uguale agli occhi della natura; niente che si perda, nel crogiolo immenso dove avvengono le sue mutazioni; tutte le porzioni di materia che vi cadono, incessantemente ne sgorgano sotto altre parvenze; quali che siano i nostri comportamenti, non uno ne è che oltraggi la natura, non uno che la offenda. Le nostre distruzioni eccitano il suo potere e mantengono viva la sua energia: non l’attenuano, non la ostacolano… Eh! Che importa alla sua mano, votata a una creazione perenne, se la carne che forma un individuo bipede si riproduce domani con le parvenze di mille insetti diversi? Chi oserà dire che costruire un animale bipede costa alla natura più del costruire un vermiciattolo, e che essa vi prende maggior interesse? Se dunque è uguale il grado dei suoi affetti o, meglio, della sua indifferenza, cosa può importarle di un uomo mutato, dal gladio di un altro, in mosca o erba? Quando mi avranno convinto della sublimità della nostra specie, quando me l’avranno mostrata tanto importante da far patire le leggi della natura per ogni sua trasformazione, potrò credere, allora, che l’omicidio sia un crimine; ma se lo studio attento e assiduo avrà provato che tutto quanto vegeta su questo globo – l’imperfettissima tra le opere della natura – ha agli occhi di questa valore uniforme, come ammetterò che il cambiamento di un essere in mille altri possa minimamente turbate i fini che alla natura sono propri?
Dirò a me stesso: crescendo, nutrendosi, distruggendosi, riproducendosi con gli stessi mezzi, uomini, animali, piante non subiscono mai una morte reale: variano, semplicemente, e si modificano; tutti, apparendo oggi in una forma, fra qualche anno in un’altra, possono, per il capriccio di chi vuole rimestarli, cambiare mille e mille volte in un giorno senza che una sola legge della natura sa, per un solo istante, offesa. Che dico? L’autore delle trasmutazioni avrà agito per il meglio: decomponendo individui le cui strutture profonde sono necessarie alla natura, egli rende a lei, tramite un’azione impropriamente definita criminale, l’energia creatrice di cui fatalmente la priva chi, per stupida inerzia, non osa intraprendere sconvolgimento alcuno. Oh Therese, soltanto l’orgoglio dell’uomo eresse l’omicidio a delitto. La vana creatura immagina d’essere la più sublime sul globo e si reputa la sola essenziale; di questi vani principi si vale per reputare infame ogni comportamento che la distrugga; vanità, demenza, che niente alterano nelle leggi della natura; non v’è essere che provi, in fondo al cuore,il desiderio veemente di disfarsi di quelli che lo infastidiscono e di quelli dalla cui morte trarrebbe profitto; dal desiderio alla realizzazione, pensi, o Therese, che la distanza sia grande? Se questi impulsi ci vengono dalla natura, come presumere che la irritino? Come potrebbe essa ispirarci qualcosa che la degradi? Ah, rassicurati, ragazza cara: niente ci è dato sperimentare che a lei non serva; tutti i moti da lei suscitati nell’uomo manifestano le sue leggi; le passioni: ecco i mezzi che usa per conseguire i suoi scopi. Abbisogna di individui? Ci ispira l’amore: creazioni nuove ne deriveranno. La distruzione le diventa necessaria? Instillerà nei nostri cuori vendetta e avarizia e lussuria e ambizione. Ne scaturiranno delitti. Intanto lei ha continuato a lavorare per se stessa,e noi siamo diventati, senza immaginarlo, gli agenti ingenui dei suoi capricci.

——-> ALTRO DI D.A.F. De Sade

Lascia un commento