SUBLIMAZIONE E DESUBLIMAZIONE – Freud, tra il sesso e Moravia (da Io e Lui)

(…) Mi riscuoto e rispondo seccamente : No, no, tutto perfetto ; Vado con sicurezza ad una certa mensola e tiro giù un’enciclopedia della psicanalisi. Dico a Fausta, sfogliando il libro : Vuoi sapere perché sono andato a vivere per conto mio ?
Mi guarda, sconcertata, incomprensiva. Apro il libro ad una certa ben nota pagina e leggo lentamente : Sublimazione. Processo postulato da Freud per spiegare certe attività umane apparentemente senza rapporto con la sessualità ma che avrebbero la loro molla nella forza della pulsione sessuale. Freud ha descritto come attività sublimante sopratutto l’attività artistica e l’indagine intellettuale.
Mi fermo a questo punto e ripeto sillabando : L’attività artistica e l’indagine intellettuale.
Sto zitto un momento, quindi finisco : La pulsione è detta sublimata nella misura in cui essa è deviata verso una nuova meta e tende verso oggetti socialmente valorizzati.
Ho finito. Chiudo il libro e lo rimetto al suo posto. Quindi domando a Fausta : Hai capito adesso perché voglio starmene per conto mio, per concentrarmi e riprendere la mia vita in mano ?
No.
Perdo d’un tratto la pazienza di fronte a tanta ottusità. Urlo : Perché fino a quando sto con te e facciamo l’amore una e anche due volte al giorno, io sono un desublimato. Hai capito ? Un desublimato, cioè un poveraccio, un sottosviluppato, un disgraziato, uno sfruttato, un alienato, dal membro grosso e potente e dal cervello piccolo e impotente. Eco perché ! Sono un desublimato, cioè il tipo di uomo che fa comodo ai tanti Protti (*il capo del protagonista del testo) di questo mondo per non avere fastidi. Desublimato : buon cittadino, buon marito, buon padre, anche se alienato, cornuto e padre d’un figlio non suo. Desublimato ! Il bestione la cui obiezione al mondo se ne va via tutta quanta verso il basso, lasciandolo svuotato e consenziente. Il calibano la cui pulsione sessuale si dirige unicamente verso questa cosa qui.

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