SULLA MISTIFICAZIONE DEL CINEMA AMERICANO: Falsi messaggi rivoluzionari e messaggi subliminali (in FRONTE DEL PORTO)

Prendo spunto da un capitolo del libro Mythologies di Roland Barthes. L’interessante libro di Barthes, raggruppa vari testi scritti tra il 1954 e 1956, su vari temi d’attualità. Il fine del libro è mostrare, usando la mitologia e le sue teorie, come tutta la realtà che ci viene venduta dai mainstream della società, sia in realtà racconto e non verità. Da qui l’idea di prendere di volta in volta alcuni eventi quotidiani e la narrazione che se ne fa di questi, per mostrare quale sia poi il vero impatto nella mentalità, nell’immaginario e quindi nella vita della società, dei cittadini borghesi.
In particolare riporto un articolo sul cinema americano, uno dei più grandi strumenti di creazione di ideologia di massa moderna, nonché, conseguentemente come ogni forma di esportazione americana, di distruzione seppur democratica di qualsivoglia realtà alternativa alla loro.

Lo scritto in questione si chiama ‘ Un operaio simpatico’
In questo ‘capitolo’ l’autore prende in esame il film Fronte del porto. Il film tratta le vicende sociali de scaricatori di porto dell’epoca. L’attore Marlon Brando, indolente e ‘selvatico’ operatore portuale, è il protagonista della vicenda, l’eroe della storia, di cui si seguono le vicende e il dolce risveglio della sua coscienza personale grazie all’amore e alla chiesa.
L’intento di Barthes è mostrare come, seppur a volte il film americano si voglia presentare di critica sociale, quando non è impegnato a mostrare semplicemente i muscoli dei suoi effetti speciali, in realtà si tratti sempre d’un subdolo vaccino della verità, come classico di Hollywood (come il continuare a mostrare un piccolo gruppo di mafiosi l’incarnazione del male della società e ditrarre così dal vero cancro, lo sfruttamento del patronato e dell’economia capitalistica, che si evita così di nominare e si arriva a far dimenticare).

Il film che si presenta di sinistra (è già immaginare che il più grande mezzo di propaganda capitalistica possa dare qualche credito a ciò che non sia consumismo è assurdo), si presenta come opera atta a mostrare al suo pubblico il problema degli operai e del proletariato, in questo caso portuale.

Semplicemente descrivendo oggettivamente i ruoli dei film, Bathes riesce facilmente a smascherare la mistificazione che il messaggio finale del lungometraggio di Kazan pretende di portare.
In breve : il proletariato è qui un inseme di uomini deboli, che son solo capaci di rompersi la schiena al lavoro e seppur coscienti dell’ingiustizia che caratterizza il loro lavoro, non sanno o non sono in grado di far niente per cambiare le cose ; lo Stato (capitalista) si confonde con la giustizia assoluta, il solo soggetto possibile contro il crimine e lo sfruttamento, solo grazie ad esso ed ai suoi strumenti, come la polizia e le commissioni di inchiesta, l’operaio di può salvare ; la Chiesa, sotto l’apparenza di una moderna partecipazione alla società, non è in realtà altro che una forza mediatrice tra la misera vita dell’operaio e il potere patronale del patrone e dello Stato, benedicendo entrambi ugualmente come elementi di un ordine prestabilito e imprenscindibile in cui gli operai lavorano e i padroni ne godano i frutti senza goccia di sudore versare.
È proprio la fine del film, dove dovrebbe essere veicolato il messaggio, a smascherare il film, quando Brando, con un grande sforzo di coscienza e di autocontrollo, torna a presentarsi dal suo padrone che lo attende impaziente. La forza della critica, della finta critica, starebbe nei tratti esageratamente caricaturali del padrone, preso come simbolo di tutto il capitalismo.
Ma, come farebbe Brecht con il metodo di demistificazione e distanziamento dal ruolo proposto, Barthes fa notare come il protagonista Brando, oramai per noi l’eroe positivo, al quale nonostante tutti suoi difetti il pubblico dona il cuore e quindi ne condividerà fino alla fine le azioni, è nient’altro che simbolo della sottomissione imposta al popolo da parte del capitalismo.
L’eroe che ritrova il coraggio e la coscienza, ferito fino allo stremo delle forza, tenace, torna dal patrone per avere del lavoro : non gli si ribella, infine gli si prostra seppur con l’apparenza della ribellione, che in fine non è nemmeno interna. È così, il pubblico che non può che identificarsi in lui, assume e da per scontato quindi una riconoscenza passiva e relativa celata sottomissione al potere patronale, nient’altro quindi che un rientrare nei propri ranghi in quello che è l’ordine prestabilito della società e di tutte le cose.. il massimo ragionamento di critica interno che arriva quindi a fare alla fine il grande pubblico, non è del capitalismo o del patronato, ma del suo eroe Brando, e di conseguenza, per l’attaccamento viscerale che si ha con il protagonista di un film, di sé stesso personale individuale.
Una vera critica sarebbe stata una rivolta del ‘popolo’, ad esempio, o la non accettazione dell’ordine imposto ; mentre invece Kazan pretende di essere di sinistra, di fare opera di critica, soltanto effettuando una caricatura estrema dei loro carnefici, dai quali comunque il film invita a tornare e sottomettersi per poter continuare a vivere in maniera, se non degna, comunque giusta.

Vi invito a guardare il film, ma sopratutto a leggere l’interessante opera di Roland Barthes.

UN FILM DI HOLLYWOOD, MASSIMO STRUMENTO DI PROPAGANDA DEL REGIME DELL’ORDINE MONDIALE CONSUMISTICO E SIONISTA , MAI FARA’ OPERA DI CRITICA A SE STESSO, e seppur quando sembri il contrario, in realtà si tratta solo un messaggio mistificato.

Interessante anche nel libro la dimostrazione come il continuo ricorso agli alieni, serva a unire il popolo facente parte della società stabilità, contro il diverso, l’alieno come maschera del comunista ad esempio.
Oppure il ricorso ai supereroi, in particolare stile X-men, come la presentazione e quindi la imposta volontà d’accettazione da parte del pubblico di società segrete che operino per l’impostazione di un ordine mondiale per il bene di tutti..



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