TENEVI PER VOI LE VOSTRE IDEE – Da La mascherata di Alberto Moravia

Ogni moltitudine è tentante per un propagandista, sia pure essa una moltitudine di cameriere e sguattere. Così il Saverio, prima quasi per celia poi sempre più sul serio, si era lasciato andare a perorare di fronte a quelle donne come in un comizio di compagni già edotti e convinti.

Egli diceva, pur lustrando con cura giudiziosa lo scarpino da ballo, che esse erano oppresse, che erano erve di altre donne in tutto simili a loro, che in un nuovo ordine sociale non avrebbero dovuto più esserci né padroni né servitori. Quelle, pur menando con le braccia vigorose i ferri da stiro, ridevano di lui e non parevano prenderlo sul serio.

Che m’importa che non ci saranno più padroni, disse ad un tratto una giovane dalla faccia tonda e massiccia e dal petto florido, quello che vorrei è appunto diventare padrona io stessa.

Il Saverio rispose che ciò non era possibile; il tempo dei padroni stava per finire; però tutti poi avrebbero goduto delle cose di cui ora gioiva una ristretta classe privilegiata.

Balle, disse una magra e sfiorita con accento sfiduciato, padroni ci saranno sempre… e noi dovremo sempre faticare…

Ma una vecchia che cuciva tutta rannicchiata su uno sgabello e ad ogni colpo dago si raggrinziva tutta in viso quale una parca, ad un tratto si inferocì: Tenetevi per voi le vostre idee… non vogliamo avere fastidi noi… brutto stupido… non sapete che la polizia arresta tutti coloro che fanno di questi discorsi? Se poi ci mettono dentro non sarete certo voi a liberarci con le vostre belle chiacchere!

Il Saverio, da rigoroso agitatore, rispose che se le avessero arrestate, tanto meglio: la causa aveva bisogno di martiri e di vittime. Questa risposta, in tutto conforme alla prassi rivoluzionaria, sollevò un coro di proteste.

(…)

Nulla da fare con i servitori, disse ansimando il Saverio mentre si arrimpicavano su per l’augusta scaletta a chiocciola. E spiegò come ai servitori, a differenza dei contadini e degli operai, facesse completamente difetto la coscienza di classe. Erano essi, soggiunse, in una posizione molto simile a quella egli intellettuali. Infeduati cioè e parassiti della borghesia.

Da un poeta o da uno staffiere non c’era, insomma, da aspettarsi nulla di buono: dal primo perché l’arte è sempre profondamente reazionaria e conservatrice, dal secondo perchè servire vuol dire tradire.

Ma in una rivoluzione si può ancora trarre qualche utilità dagli intellettuali per fare opera di propaganda; i servitori invece non soltanto sono inutili ma anche dannosi; epperò vanno stroncati senza pietà.

Sono i servitori che nelle rivoluzioni disonorano la causa per cui prendono di militare con atrocità e infami rappresaglie esercitate ai danni dei loro antichi padroni.

Dai ranghi dei servitori potevano venire fuori dei carnefici, non degli apostoli.



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