TONIO KRÖGER – Thomas Mann

Tonio e Hans sono due quattordicenni. Entrambi appartengono a famiglie ricche e in vista della città. Sono però molto diversi. Mentre Hans è “straordinariamente bello”, biondo, ben fatto e con gli occhi azzurri, Tonio ha gli occhi scuri e dei lineamenti meridionali, ereditati dalla madre, Consuelo, che è straniera.

Mentre Hans Hansen va bene a scuola, è amato da tutti e nel tempo libero fa molto sport, nuota, va in barca a vela, fa equitazione, Tonio a scuola si distrae spesso inseguendo i propri pensieri, e ciò è motivo di rammarico per i suoi insegnanti, che gli danno cattivi voti. Inoltre il piccolo Kröger ama la musica e ha la “stravaganza” di scrivere su un quadernetto delle poesie.

Kröger ama Hans, ne è geloso e un po’ lo invidia.

“Il fatto era che Tonio amava Hans Hansen e aveva molto sofferto per lui. Chi ama di più è il soccombente e deve soffrire – la vita aveva ormai insegnato alla sua anima quattordicenne questa dura e semplice verità; e secondo la sua indole simili esperienze influivano profondamente su di lui; ne prendeva nota e in certo modo ne traeva gioia, senza però applicarle al suo caso personale e ricavarne un profitto pratico. Considerava pure quegli ammaestramenti molto più importanti e interessanti delle conoscenze che gli venivano impartite a scuola, tanto che le ore della lezione, nelle aule dalla volta gotica, le dedicava per lo più ad approfondire il più possibile quegli insegnamenti, a rifletterci su con tutte le sue facoltà”.
A sedici anni, Tonio si innamora “della bionda Inge, Ingeborg Holm, figlia del dottor Holm”.Si accorge, tuttavia, di non poter essere bello, sciolto e a suo agio nel mondo come la fanciulla amata. Egli ha l’abitudine di guardare dentro di sé, “all’interno delle cose”.
Tonio raggiunge la consapevolezza che la felicità non consiste nell’essere amati (“quella è una soddisfazione della vanità mescolata a disgusto”), ma nell’amare.

Pur avendo giurato a se stesso di essere per sempre fedele a Inge, sentendo nello stesso tempo dentro di sé “la voglia e le forze di compiere a modo suo nel mondo una quantità di grandi cose”, a poco a poco Tonio si stacca da Inge come in passato da Hans.

Intanto il casato Kröger si avvia alla  decadenza. Muoiono la nonna e il padre di Tonio, mentre la mamma si risposa con un musicista dal nome italiano. Tonio, dapprima incerto sul proprio futuro, decide di dedicare la propria esistenza alla “potenza dello spirito e della parola”. Le parole e le azioni del mondo gli appaiono nient’altro cha “comicità e miseria”.

Scrive. Le sue opere vengono apprezzate dalle persone competenti. Egli si accorge che la bellezza, in campo artistico, è sempre collegata alla acuta sofferenza, “che le opere valide nascono soltanto sotto la pressione di una vita difficile”.

Temperamento tormentato, delicato, nervoso, l’artista è un avventuriero e un malato, un individuo estraneo all’umanità che vive. Tramite Kröger, Mann racconta il travaglio interiore che sta dietro la creazione artistica:

“Il dono dello stile, della forma e dell’espressione ha già come presupposto un contatto freddo e difficile con l’umano, anzi un certo impoverimento e inaridimento della propria umanità”.
Le persone sane non scrivono, non recitano, non compongono. L’artista è un isolato, un diverso. La vocazione per l’arte è in realtà una maledizione.

Dopo tredici anni Tonio fa brevemente ritorno a Lubecca, la sua città natale, dove prova nostalgia per i rumori della sua vecchia casa e persino per i rimproveri di suo padre, che gli rinfacciava di condurre una vita dissipata. Con amarezza constata che la vecchia villa di famiglia è diventata ora la sede di una biblioteca popolare. Di ritorno all’albergo in cui alloggia, viene fermato da un poliziotto che si sincera della sua identità, avendolo scambiato per un ricercato per truffa.

Chiarito l’equivoco, Tonio prosegue per Copenhagen. Attraversa il ventoso Mar Baltico, che gli ricorda le spiagge estive e l’albergo dove alloggiava coi genitori. Dopo un breve soggiorno a Copenhagen, prosegue più a Nord e raggiunge Aalsgard. Qui, nell’albergo dove soggiorna, incontra, non riconosciuto, Hans e Ingeborg, che adesso fanno coppia. Li vede ballare e inebriato e “sfinito dalla gelosia” riconosce che i due sono biondi, fieri, inaccessibili, indifferenti, felici, tutto quello che lui non sarò mai, tormentato com’è dalla solitudine, dalla conoscenza e dal “gelo della creazione”.
Egli si sente un escluso dalla festa della vita.

 

Tutte le sue idee sugli uomini, sulla vita e sull’arte, Tonio le confida a una pittrice russa,sua amica,Lisaveta Ivanovna, che gli contrappone la sua concezione dell’arte e della letteratura di ispirazione tolstojana.:

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“[…] L’influsso purificatore e beatificante della letteratura, la distruzione delle passioni mediante la conoscenza e la parola, la letteratura come via alla comprensione, al perdono e all’amore, la potenza liberatrice del linguaggio, lo spirito letterario come la manifestazione più nobile dello spirito umano, il letterato come uomo perfetto, come santo […]”.
Il racconto mette principalmente in evidenza il conflitto tra spirito, arte e vita borghese, tra malattia e salute, fra i tormenti e le inquietudini della creatività e la vitalità talvolta volgare e crudele della normalità, fra il decoro e la rispettabilità del commerciante e la diversità dell’artista.
In Tonio Kröger, Thomas Mann (1875-1955) traccia così l’archetipo dell’artista nell’epoca dell’affermazione della borghesia.
Si riconoscono nel romanzo breve di Mann, l’influsso delle filosofie di Nietszche e Schopenhauer e quindi l’emergere di temi e suggestioni riconducili al Decadentismo.

Nel Tonio Kröger, tuttavia, Mann sa raccontarci con grande maestria e raffinata e moderna sensibilità anche le irrequietezze, i dubbi, gli affanni, gli insuccessi e i turbamenti che accompagnano un adolescente nel suo difficile cammino verso l’età adulta. E ciò lo rende caro a qualsiasi giovane lettore ancor oggi.

Pubblicato nel 1903, poco tempo dopo I Buddenbrook (1901), il romanzo che consacrò la fama del Mann narratore, Tonio Kröger, romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia, contiene numerosi elementi autobiografici ed è considerato dalla critica uno dei vertici della produzione narrativa dello scrittore tedesco, senz’altro il suo testo più lirico. Da ogni riga del racconto, sottolinea lo storico della letteratura Ladislao Mittner, “si sprigiona una fragranza primaverile, soave e acerba”.



FONTE: http://www.interruzioni.com

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