Venite, scendiamo fra questi sciocchi, confondiamo le loro lingue e costringiamoli a pensare – G. Limentani.

Testo raccolto da G. Limentani, rielaborando materiali provenienti sopratutto dal Midrash. (Gli uomini del libro, Adelphi)

Una voragine venne scavata nel terreno e in essa furono piantati pali altissimi, contro i quali gli uomini cominciarono ad appoggiare i mattoni che le donne, disposte in circolo tutto intorno, andavano man mano fabbricando. Su ogni mattone,grande quanto un essere umano, era inciso il nome di chi lo deponeva, come la firma su un decreto. Un totale di seicentomila firme, per un decreto che, nel corso di quarantatré anni, raggiunse un’altezza di diecimila miglia senza essere ancora arrivato a destinazione.
Non erano pensabili defezioni né rallentamenti nel ritmo di lavoro. I bambini e i vecchi erano estromessi dalla fatica di erigere vera e propria, ma neanche loro si allontanavano dal cantiere e cercavano di rendersi utili portando l’acqua da bere e impastando la calce. Se una donna era colta da doglie, si distraeva il tempo necessario a tagliere il cordone ombelicale e legarsi al petto il neonato. Poi, col bimbo in collo, tornava ai suoi mattoni.
Se tutto andava bene, e nessuno ne dubitava, i figli avrebbero ereditato lo scettro di un mondo nuovo e avrebbero comandato agli astri, alla pioggia, al sole, ai venti, alle piante e agli animali; eppure non si trovava il tempo per dare il benvenuto nel mondo a questi futuri superuomini.
Quel formicaio frenetico, appiattito dal sole durante il giorno e scolpito di notte dai bagliori vibranti delle fiaccole, allarmò gli angeli.
Fermali Eterno Benedetto. Non vedi quello che stanno facendo?
Lo vedo -rispose l’Eterno- Esiste forse qualche passo della legge in cui siano previste punizioni per chi costruisce di comune accordo?
No -risposero gli angeli- ma la Legge prevede il riposo, per i servi e padroni nella stessa misura.
Quegli uomini non conoscono la Legge e non hanno servi. Nessuno costringe il vicino a lavorare. Sono in pace uno con l’altro e faticano di loro spontanea volontà.
Ma è una fatica insensata -insistettero gli angeli- Credono davvero di poter arrivare al cielo?
Bisogna sperare che quando saranno bene in alto, il panorama più vasto mostri loro mete migliori.
Tu sai che continueranno a guardare in su, Eterno! Fermali! Da’ loro la Legge della Tua misericordia.
Così parlarono gli angeli e l’Eterno li benedì per questo, ma rispose: Non La capirebbero. L’uomo ha la testa dura. Capisce dopo essersela rotta o dopo aver cercato. L’unico aiuto che posso dar loro è far progredire rapidamente l’impresa, per affrettare il momento della comprensione.
Centoquaranta rampe di scale furono addossate alla torre, settanta a Oriente e settanta a Occidente. Quelle a Oriente servivano per salire quelle a occidente per scendere. Così il formicaio si rivelava più che mai insensato. Le formiche cercano e scelgono sulla superficie della terra provviste indispensabili alla sopravvivenza durante l’inverno, e le trasportano nelle loro abitazioni scavate nel suolo. Gli abitanti delle tre città prendevano da terra mattoni fatti con la terra e li trasportavano in alto, sempre più in alto, con fatica sempre maggiore e senza potersi fermare a riprendere fiato, perché la minima sosta rischiava di bloccare il flusso dei portatori provocando incidenti.
Ormai occorreva più di un anno per arrivare in cima e un anno esatto per tornare giù. Se un uomo si feriva o cadeva da quell’altezza, nessuno ci faceva caso, ma se si rompeva o andava perduto un mattone, tutti piangevano perché sarebbero dovuti passare più di due anni prima di poterlo sostituire. L’unica pausa in quel moto perpetuo aveva luogo in cima alla torre, dove prima di attaccare la discesa i portatori di mattoni si fermavano a cementarli con la calce e a lanciare nugoli di frecce contro il cielo. Facendo bene attenzione a non guardare mai verso terra per paura delle vertigini.
Gli angeli tornarono dall’Eterno: Guardali! Sono arrivati tanto in alto che non ce la fanno a guardare il panorama.
Li vedo -disse l’Eterno rattristato- Si sono trasformati in macchine puntate in un’unica direzione. Li ho lasciati fare finora perché non si ingannano e non si uccidono a vicenda, ma che pace è questa in cui si è perso il valore della vita umana? Venite, scendiamo fra questi sciocchi, confondiamo le loro lingue e costringiamoli a pensare.

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