2 Poesie per l’Afghanistan di Andrea Giramundo (da Per le donne di Kabul, ParolaPoesia)

Un velario nero su gli occhi di tutte quelle donne

Come fare per raccontare l’orrore
senza mai averlo vissuto davvero
Qualche immagine non può certo bastare
per poter immaginare i lineamenti del male

Adesso l’occidente ha scoperto in tele
cosa vuol dire essere occidentale : abbandonare
una ragazza nel primo giorno di scuola, la libertà
al destino di un burka. Una dieci cento mille ragazze
che chiamerò ognuna Libertà : così mi piace pensare
che da oggi i genitori afghani vogliano chiamare le loro
neonate figlie : Libertà.

E se nominare una cosa ne permette l’esistenza,
allora diamo anche il nome del colpevole : Noi !
L’occidente abbandona il teatrino e va via,
il suo ruolo principale di difensore dal male.

Ché il primo vero colpevole non è il talebano
– un’arma non intelligente, scappata a quella stessa gente
che l’ha creata anni e anni prima-, ma proprio quell’occidente
che scappa con la coda tra le gambe, e abbandona la scena
senza neppure il bisogno di una scusa : è finito lo spettacolo
della democrazia, cala il sipario su Kabul: cala
un velario nero su gli occhi di tutte quelle donne.

* * *

Almeno per i prossimi vent’anni 

  *a Basir Ahang :
                                       poeta, giornalista e attivista
afghano naturalizzato italiano.
                                       Si occupa di tematiche legate
                                     ai rifugiati e al diritto d’asilo.

Basir, esule vagabondo
malinconico ma ardito
con un bagaglio di racconti
di guerra e dolore, la sua voce
ha dato al suo paese
prima per radio poi a piedi
per il mondo : questo è il suo momento.

È il momento in cui il mondo
scopre l’orrore che circonda
l’Afghanistan : un paese abbandonato
a se stesso, abbandonato al terrore
all’oscurità. Basir ha dato voce
anche ai greci : la voce di Patrasso,
mentre noi, occupati dal lasciapassare
non riusciamo nemmeno a guardare
le immagini del televisore : uomini
appesi ad aerei di speranza
donne che l’hanno persa, la speranza,
ancora prima di veder partire gli alleati.
Bambini che gridano al di là del muro,
muti.

Arrivano i talebani, scappano anche i cani
non resta che polvere tanta paura e tutta
la nostra vergogna di vigliacchi, che forse
nemmeno ci hanno veramente provato
a fare qualcosa : ma cosa ? La guerra
per esportare la democrazia ? L’utopia
di volere il bene di qualcuno solo fino a che
fa comodo : sogni di tregua, sono le poesie
di Basir, altre parole mi sembra ridicolo
usare per parlare dei padroni
del terrore, il nuovo oppio dei popoli.

Mentre l’occidente, impotente non fa altro
che investire in armi e democrazia
da esportare : speriamo che di tanti
rifugiati che si potranno accogliere, almeno un pò
della loro dignità rimarrà poi anche a noi

almeno per i prossimi vent’anni.

Andrea Giramundo , pubblicate su ParolaPoesia 

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