2047 – Film

Nel 2047, il mondo è in mano ad un governo confederato che stermina chiunque cerchi di opporglisi. Appartenente all’organizzazione ribelle GreenWar, l’agente Ryan Willburn ha il delicato compito di raccogliere prove sufficienti ad inchiodare l’esercito governativo alle responsabilità dei terribili genocidi che si susseguono di zona in zona.

Se la sopravvissuta Tuag cercherà di aiutare Ryan, lo spietato colonnello Asimov, l’avvenente maggiore Anderson e il mercenario Lobo gli renderanno la missione molto più difficile del previsto.
Un post-apocalittico in piena regola, cupo e svelto, segnato da un forte sapore primi anni Ottanta, in cui tentativi di critica sociale si alternano al rispetto dei meccanismi del genere. Non è un produzione ricca quella di 2047: Sights of Death, eppure ha la sua credibilità d’insieme, una fotografia funzionale, effetti speciali semplici, ma efficaci

. A mancare, purtroppo, è un reale furore di racconto, una robusta spinta drammatica, forse perduta dietro alla scelta produttiva di mostrare il più possibile gli attori in campo. L’operazione finanziata da Ambi Pictures, difatti, punta interamente sui nomi in cartellone, mutandosi presto in una versione in minore della formula escogitata dallo Stallone di I mercenari. Ma affidarsi completamente al fascino di questo manipolo di ex glorie diventa in breve un’arma a doppio taglio e, non di rado, l’effetto memoria fatica ad innescarsi con lo sguardo di chi guarda. Attivo tra televisione e cinema, in curriculum titoli interpretati da Bud Spencer (I delitti del cuoco) così come da Isabelle Huppert (L’amore nascosto), Alessandro Capone mette in scena un copione funestato da un’eccessiva staticità, da un’assenza d’azione viva che è l’anima reale di pellicole del genere. E, nel caso specifico, poco conta il budget a disposizione: si pensi, a titolo di esempio, agli esperimenti post-carpenteriani di Enzo G. Castellari, in cui il montaggio e le sequenze di combattimento suppliscono a tutto il resto.
Il continuo frasario da caserma e una colonna sonora troppo tonitruante non aiutano di certo la riuscita globale, sebbene 2047: Sights of Death abbia ugualmente un suo perverso fascino, forse connesso con quella vista di sublime “disfacimento in camera” che ne fa quasi uno scult immediato. Tra i divi reclutati la più spaesata e monocorde è Daryl Hannah, che torna a lavorare – a 32 anni da Blade Runner – con uno spettinatissimo Rutger Hauer. Decisamente preferibile la versione in lingua originale.



*Fonte: mymovie.it

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