3 poesie di STEFANO DEL BIANCO

FACCIA DI ARTURO

Quando vedo la faccia di Arturo imbronciata,
che cerca di capire e non capisce
di noi niente che non sia tutto l’importante
rispetto a quello che sappiamo e non sappiamo
di noi con la nostra testa di adulti,

quando vedo l’infame paffuto fidarsi
del senso delle cose,
essere tutto nello sguardo
e carcare a stessa fiducia nel nostro, nel mio,

non mi resta che fidarmi,
visto che non ho niente da nascondere
se mi tengo alla sua mano
fingendo di sorreggerlo.

PROVVISORIA SOLITUDINE DI IO

Ad ogni singolo barlume di consapevolezza
il nostro mondo si disgrega
e tutto perde di realtà:
i nostri sentimenti, i nostri gesti,
le opere dell’uomo
e la letteratura integralmente.

Uno che pensa di essere io
ogni tanto ci prova
ad ampliare quei momenti,
perché la sola vera libertà
soltanto di questi si nutre

e va di pari passo alla pietà, che scatta,
ma ormai così lontano
da non potersi esercitare
per consapevolezza dello spreco
e per carenza di energia.

Il mondo dunque in quei momenti
se ne va dietro a io,
che non uò fare altro,
e io non se ne vada dietro al mondo.

AUTOLAVAGGIO

Forse dovremmo bere molto.
Forse dovremmo respirare meglio.
Io morirò per qualcosa di circolatorio.
Tu morirai per qualche cosa di cardiaco.
Tutto normale. Le tubature e la pompa.

Allora cibarsi con cognizione,
respirare consapevolmente,
ogni giorno lavre la macchina
per quello che ci viene offerto, la materia,
la materia che raffina i Pneumatici.

Spazzare via ciò che non serve,
lasciarsi impressionare da vivande più sottili,
coltivare una pazienza attiva,
pregare: chiedere e aspettare.

Tutti i giorni lavare la macchina
senza pensre di sapere-già,
senza pensare di sapere-tutto.

Separare le cose dai significati, andare contro
a ciò che di meglio si è pensato,
perché qualcosa va perduto in noi
perché una nuova nota suoni.

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