5 Poesia di ADRIANO GUERRINI (da ETÀ DI FERRO)

SOLTANTO

Gioia vera è soltanto,
forse, quella rarissima, segreta,
che nasce all’improvviso,
dopo stagioni opache, dopo anni,
mentre scendi una scala
o vai per strada: ed è la gioia,
forse, d’essere vivo,
della vita infinita e del domani
che si schiude davanti.
Allora il passo ti si fa leggero…
Breve attimo stupito,
che sommerso dilegua e non ricordi.
Ma sei vivo per esso:
tutto il resto non è che sofferenza.

*

L’APOCALITTICO

Avevo letto i suoi versi:
citazioni, politica, miasmi,
filologia, asintassi, nebbie,
dottrina, psicanalisi, fumo.

Poi ho veduto il suo studio:
dizionari di tutte le lingue,
ritagli di tutti i giornali,
incisioni di tutti i rumori.

Mi disse: Il poeta, oggi…
la crisi, la psiche profonda,
il neocapitale, il nonsenso…
Io rendo il caos col caos!

Infine mi mostrò la sua casa:
bei volumi, mobili antichi,
una giovane moglie affettuosa,
due bambini che andavano a scuola.

*

POETI OSCURI

Voi direste la rosa,
la morte, l’infinito;
ma il tempo vuole cifre
ed etica sociale;

e voi, poeti, servi
pronti e volenterosi
del tempi, voi scrivete
contributi ed analisi;

poi, credendo sfuggire
alla prosa, fasciate
tutto di oscurità,
servi sciocchi e compunti.

Bastava pazientare:
ecco, forse la Moda,
vostra signora, sta
per ridarvi a voi stessi.

Simile a un ubriaco
la Storia va, cadendo
or nel fosso a destra,
ora in quello a sinistra.

Ecco, forse, scordato
il noi, ritorna l’io:
dopo il tempo di prosa
il tempo di poesia.

E infatti già ritorna,
dopo il fosso a sinistra,
il precipizio a destra:
l’irrealtà, il non senso.

Così potrete ancora
scrivere esperimenti
fumosi. Scorderete
Brecht e ritroverete

Mallarmé, o unirete
astuti l’uno all’altro:
proprio come già fate,
saltimbanchi del cuore,

socialisti iniziatici
realisti impalpabili,
eterni ultimo-grido,
immortali turaccioli!

*

SIAMO VISSUTI

Siamo vissuti quando coloro
che volevano mutare il mondo
offrivano, contro il presente,
solo un volto inumano dell’uomo.

Siamo vissuti quando coloro
che non volevano mutare il mondo
sorridevano al presente babelico
con una maschera di Trimalcione.

Allora la forza oscura che nega
era la sola a levare mille bandiere;
per la giustizia, contro la giustizia,
si commetteva ugualmente ingiustizia.

Siamo vissuti quando lo spirito
di odio e di violenza soffiava
implacabile nelle nostre vene,
sulle piazze delle nostre città.

Siamo vissuti quando, tra visi
imbarbariti e figure deformi,
noi che eravamo nati per la bellezza
affrontavamo una quotidiana sconfitta.

Forse per questo abbiamo troppo amato
le età lontane, i monti, il silenzio.
Perdonateci, noi penultimi. Se pure
voi ultimi saprete ancora, domani.

*

ORMAI

Smorta la piazzetta fuori dalla finestra,
ingrigito un tetto di fronte, il cielo.
Ieri tu mi dicevi che quando viene sera
sei così orribilmente triste. Anche tu.
Di là dal filo l’amico risponde occupato,
occupato, occupato, occupato. È tardi.
Ecco, la sera non è soltanto metafora,
tropo abusato, quando è la nostra sera.
Ci sono, lo so, quei terribili coraggiosi
che non attendono la notte per finire.
Ma io non sono così forte: ora mi alzerò,
prenderò un libro, o la penna: scriverò,
sulla storia di questo mio triste paese,
qualcosa che nessuno certo mai leggerà
(è tardi, non posso più illudermi ormai).
Fuori si sentono voci vicine discorrere,
si vedono luci. Ma è sera. Come crolla
addosso ora tutto ciò che abbiamo fallito!

——-> ALTRO DI: Adriano Guerrini

Lascia un commento