6 Poesie di FRANCESCO COSTA (da CIPANGO, ed. Ensemble)

Frammento n°7

Sento chiamare da distante
confuse
tra le urla dei gabbiani e dei morti in mare
nostalgie primitive
di tradimenti e piaghe
di un dio rabbioso e violento
che ci anneghi
nel silenzio
nell’immobilità
e pomeriggi eterni
sei resti di un mondo sconfitto
che non s’offrano agli sguardi
ma alla terra vuota,
alle mie vergini.

*

Vuoto

Il muscolo aritmico
che pulsa nelle cose
come un rumore ovattato
o un’eco distante nelle pieghe
del primo pomeriggio
è la piccolezza di Dio
la fragilità dell’universo e la banalità
delle sue leggi,
il terrore di un vuoto
di cui il mondo è intriso
sul sui intreccio le cose
prendono forma.

Sto come un petalo che cade
lentamente
nel nero dell’acqua di lago
senza mai adagiarsi sul fondo.

*

Campi di battaglia.

Percorro in poche decine di minuti
strade che abbiamo impiegato anni a costruire
reticolati e confini infami
campi di battaglia, campi di battaglie
e bottiglie rotte.
Dormo tra le rovine della mia prima guerra
e stringo il cuscino
affinché prenda le tue forme
per strangolarti mentre dormi
per soffocarmi,
mentre sussurro ad altre guance
parole che ti aspettano
parole che non supereranno le montagne
parole che sai e non dici
a guance che non t’appartengono
mentre ci mancano i respiri –

sazi per difetto.

(Gorizia)

*

Frammento n°22

Siamo panni
stesi al sole
nello scandalo
di un pomeriggio.

*

Tramonti

Tramonti che s’allungano sull’orizzonte
gridando di rabbia
ferite aperte su di un cielo che crolla,
tramonti che pretendono vendetta
e impongono castighi alle giornate,
tramonti di sangue e sudore
di nasi spezzati e tumefazioni
all’altezza dei reni,
tramonti che sono come una guerra
santa
inutilmente feroci, e bellissimi.
Ed io mi stendo sulla Terra
per invecchiare al tempo delle rocce
mentre la sera mi preme sulla schiena
e resiste all’eternità cruenta
di questi ultimi crepuscoli
di un universo vecchio.

*

Bestie

Abbacinati
per rincorrerci
e insegnarci
l’indifferenza
a masturbarci soli
davanti allo specchio
fino alla cecità
e tagliarci le palpebre a vicenda
manco fossimo Tartari
lupi delle steppe
o lupi di mare
bestie
comunque

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