7 Poesie da ‘L’età dell’uva’ di MATTIA TARANTINO

Dammi una parola
onesta, che risolva
la brevità del mondo e delle cose ;

che sia oppure indeclinabile,
sospesa nella voce a stabilire
cos’è che dura e cosa non ha tempo.

*

Bruciasse l’alfabeto rimarrebbero
intatti i segni del tuo nome.

*

Cancella l’alfabeto. A noi
non servono né segni né vocali
perché il cielo, il pane, i fiori
esistono più forti senza nome.

*

È l’ennesimo trucco degli amanti :
imparare a non conoscersi per poi
inventarsi a vicenda, e a vicenda
darsi un nome a cui nessuno possa accedere.

*
Dormi ancora. Non parlare : sarò
io a rifare il letto. Il gatto
ha la lingua in frantumi, e lotta
con i morti che ho svegliato tra l’armadio
e la poltrona. Dormi
ancora. Non parlare : sarò
io la tua ultima parola.

*

I morti odiano la sagoma
degli amanti, e le lenzuola
in cui sentono ansimare :
è per questo che un giorno li separano.

*

Insegnatemi una lingua nuova e chiara,
un varco sotto ai segni perché possa
accennare all’invisibile e poi riderne.

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