CHIOSA ALLE PANTEGANE – Giorgio Manganelli (da Hilarotragoedia)

che le pantegane ci siano di sangue parente io tengo per fermo; hanno baffi, corpo e animo tanfosi, sono simillime le une alle altre per la tristizia del corpo insieme adiposo e feroce, e la predilezione stercoraria. Frequentatrici di cloache, connaisseurs di merde e abili all’invecchiamento artificiale delle orine, hanno intenso e smaccato patriottismo delle fogne, provvedono di buon sterco quotidiano le famigliole dentute, unghiate e dilette, votano a destra, hanno vocazione gregaria, domestica, religiosa, come mostra il loro cannibalesco insinuarsi nella camera mortuaria dell’empireo. Inficcatesi nei penetrali del paradiso, han mischiato il loro lezzo – che essi chiamano onesto sudore della fronte – agli incensi di laida miscela, hanno impastato di peli e deiezioni le tremule corde delle arpe celesti, hanno bruttato dei resti dei loro cibi fin i troni dei cherubini gotisferici; e infine hanno colmato quel divino e antistorico luogo di tanfo di morta cloaca. Pertanto – smontato il paradiso, pendendo non più le corde delle nuvole erratiche, e fingendo rare quinte di mediocre cartone consunti frammenti di Sacre Sfere – non sarà da stupirsi se nella camera ardente del diomorto, livida e buiosa, si siano insinuate le zie infami, le pantegane sordide, a far pasto di sego; e, forse, quella incisione violacea e smorta sul Gran Calcagno, e le impronte di dente sul Naso, e tra Coscia e Coccige – ci sarebbe da stupirsi che si sian date a far pasto dello zio totemico ?

(rammento una Mamma cattolica, pantegana di imitazione, in sospetto di aver mangiato mariti e feti; alle festevoli allusioni dei consanguinei si schermiva con riso di vibrisse; femmina paradigmatica: amava notturnare per cloache, e defecava in piedi, leggendo settimanali illustrati).

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