DA CONTADINO A RE – Czestaw Mitosz


Non so usare la forchetta. La corona mi schiaccia.

Che diavolo ci faccio in questi velluti.

Quella donna in abito lungo e mia moglie.

Come se non avessi abbastanza puttane a corte.

.

Intorno a me mormorii. Balli e parlé francé.

Quel che va detto chiaro, lo ingarbugliano,

Si scambiano l’un l’altro false cortesie

E si fanno seghe, gli zozzi, tremuli come farfalle.

.

Li guardo fingendo di abbassare le palpebre

In saporito pisolino. E ogni giorno faccio il matto.

Ormai mi ricorderanno così per sempre.

Un mondo diverso, lo so, non potrò mai vederlo.

.

E a me che ne viene? Ho l’odio, questo arde in me,

Lampada che allieta, fiaccola nuziale.

Nessuno indovinerà ciò che penso dal mio viso ebete.

E così e non altrimenti mi si compie la vita.

.

Solo grazie a loro che vezzeggiano, adulano e sgambettano

Sento di essere: fuoco, selce e acciaio.

-1959-

*Testo:  POESIE di Czestaw Mitosz

*Foto : India, Andrea C.

 

Lascia un commento