DEFINITIVO DISAMORE PER LA GIUSTIZIA DA MINISTERO di Aldo Busi

 Brano tratto da. ‘E baci’ Di Aldo Busi

Mi permetto di usare le ottime parole dello Scrittore Aldo Busi – sicuramente una delle nostre migliori menti contemporanee, eccelso romanziere, acuto opinionista e critico della vita, – per esprimere un mio sentimento, comune a molta parte del popolo italiano, quello vero e reale, quello che di italiano non ha solo la residenza o la provenienza dei suoi stipendi, ma tutta la dignità e la storia fondatrice di uno dei Paesi, che per sua cultura e creatività, ha sempre rappresentato una delle eccellenza mondiali, per arrivare oggi a rappresentare poco più di un covo di ladri, mafiosi e troiette di regime degne del miglior film orgiastico di Pasolini.

 

Giustizia invocata, negata, rinnegata e rinnegatasi, politicizzata, a scoppio ritardato e a polvere bagnata, violenta e violentata, terrorizzante, sciatta, vile, applicata o interpretata, forte e esemplare coi deboli, più costosa a sragione che a ragione, cara al cuore civile, faziosa, incasinata, pigra o fulminea secondo convenienza, contraddittoria a puntino tra un grado e l’altro di giudizio, inintelligibile nelle sue sentenze e, infine, utopica, cioè rinviata…

Non c’è qualcosa di squisitamente delinquenziale in un Procuratore della Repubblica che lascia le sue funzioni con un Tfr di 900000 euro e duecentomila euro di pensione l’anno senza aver mai fatto una mazza in vita sua, visto che, se faceva un mazzo ai delinquenti, in quel posto mica l’avrebbero tenuto?..

Va testificato e codificato il primo dogma civile per uscire dalla crisi senza spargimento di sangue: il denaro pubblico raccolto dai contributi dei lavoratori, dei datori di lavoro e dalle tasse dei cittadini in generale è sacro e inviolabile e qualunque organo istituzionale..parlamentare, giudice, procuratore, sindaco, assessore, prefetto, poliziotto capo di qualcosa..che al momento attuale dello stato di inarrestabile recessione del Paese guadagni più di cinquemila euro di stipendio e quattromila euro di pensione al mese è fuorilegge, è un disonesto, è un criminale che si dà delle arie di padre e di zio e cugino e cognato e marito e nonno della patria e va perseguito – anche per strada, facendogli la posta, dandogli un sacco di legnate ogni volta che esce col cane fino a che non rimette giù nelle casse dello Stato il maltolto prelevato anche in passato…

L’Italia è la Transilvania d’Europa: noi siamo stati governati e continuiamo a essere governati da vampiri succhiasangue, da vampiri italiani, e tutti sono collusi in questa malefica trasfusione arrivata a capo, donatori e riceventi, e forse non ci sono vittime innocenti, fatto sta che nelle vene della maggior parte della popolazione si sono seccate e le mie più di tutte: io sono seccatissimo, anzi, sono risentito e mi strozzo nel mio stesso fiele, perché io di sangue altrui non ne ho mai succhiato mai nemmeno una goccia e mi ritrovo a pagare per disonestà e omertà invero collettive di cui sono vittima totale.

‘Risentimento’: di tutte le accezioni riscontrabili sul primo dizionario a tiro di scaffale che mi colpisce di più è, per me digiuno di medicina, ‘ripercussione di una malattia su un’altro organo’…

…A niente serviranno le tue trecce d’aglio e le tue auto-trasfusioni di sangue, aggiunte a quelle obbligatorie per legge, la loro, non riuscirai mai a tacitarli al fine di una possibile convivenza in cui tu non sia più un mero sottoposto, sottoposto ai loro sanguinari canini; essi..giudici, costituzionalisti, sindaci, prefetti, procuratori, politici, parlamentari, poliziotti, assessori, ministri, valletti di panza..ridono della tua indignazione paziente dopo un anno come dopo un secolo che nel frattempo li fa solo moltiplicare come i loro risucchi nelle tue vene: fino a che non gli pianti un piolo nel cuore saranno sempre lì. E, nel nostro caso disgraziato, oltre a essere quello che già sono, per soprammercato saranno italiani: furbi, infantili, viziati, viziosi con il complesso di superiorità tipico di chi porta una divisa istituzionale…

L’unica materia per avere a che fare seriamente ocn un muro di gomma è accettare di passare dalla ragione al torto, ma se la ragione resta inascoltata e dileggiata e messa in castigo, che almeno il torto venga accusato, denunciato e punito…

Legittimare il risentimento personale significa prendere una china che finirà per legittimare la lotta armata? No, se è di un ennesimo gruppuscolo di eroi della domenica; si, se è del popolo di tutti i giorni.

Si può esprimere indignazione senza nemmeno avere un briciolo di risentimento sa spurgare, perché, ripeto, l’indignazione è una manifestazione che richiede, a parole, poca arte e meno che mai necessita di aver avuto una vita tribolata come la mia: gli indignati sono quasi sempre personaggi che hanno avuto dalla vita e dalla politica e dalla società tutto ciò che volevano, e tanto da conoscere la volgarità di sentimenti quali il risentimento, niente e nessuno gli si è mai davvero opposto, hanno passato l’intera esistenza su un qualche carro dei vincitori e la loro esemplare urbanità, come la loro indignazione parolaia, deriva dal fatto che gli è stata lautamente pagata poiché non si è scostata di una virgola dal conformismo nei fatti e dal desiderio di omologazione nelle intenzioni palesate a chi di dovere.

Certo, io sono indignato come scrittore, ma ho anche ragione di essere risentito come uomo e di essere rabbioso come cittadino, rabbioso per questi politici, questi magistrati, questi poliziotti, questi vigli, questi insegnanti, questi giornalisti, questi preti, questi moralisti, queste troiette di regime, questi mafiosi travestiti da uomini delle istituzioni.

—> Aldo Busi



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