E a mano a mano che le parole uscivano… ERNESTO SABATO (da IL TUNNEL)

Già prima di pronunciare quella frase ero un po’ pentito: oltre a colui il quale voleva dirla per sperimentare una perversa soddisfazione, un essere più puro e più tenero si disponeva a prendere l’iniziativa appena la crudeltà della frase avesse fatto il suo effetto e, in un certo modo, silenziosamente, aveva preso le parti di Maria prima di pronunciare quelle parole stupide e inutili (chissà cosa pensavo di ottenere in quel modo). Così che, appena iniziarono a uscirmi dalle labbra, questa parte di me le ascoltava con stupore, come se, nonostante tutto, non avesse seriamente creduto alla possibilità che quell’altro le pronunciasse. E a mano a mano che le parole uscivano, l’altra parte iniziò a prendere il sopravvento sulla mia coscienza e sulla mia volontà e la sua determinazione giunse quasi in tempo per impedire che la frase uscisse completa. Appena terminata (perché comunque terminai la frase), era totalmente padrona di me e già m’imponeva di chiedere scusa, di umiliarmi davanti a Maria, di riconoscere la mia bassezza e la mia crudeltà. Quante volte quella maledetta divisione della mia coscienza è stata colpevole di fatti atroci! Mentre una parte di me mi spinge verso atteggiamenti positivi, l’altra esprime frode, ipocrisia e falsa generosità; mentre una mi porta a insultare un essere umano, l’altra se ne rammarica e accusa me stesso di ciò che critico negli altri; mentre una mi mostra la bellezza del mondo, l’altra me ne segnala la bruttezza e quanto sia ridicolo ogni sentimento di felicità. Ma oramai era tardi, comunque, per rimarginare la ferita aperta nell’anima di Maria (e questo me lo assicurava impercettibilmente, con remota, soddisfatta malevolenza, l’altro io che adesso si trovava sprofondato là, in una specie di grotta immonda), ormai era irrimediabilmente tardi. Maria si alzò in silenzio, con infinita stanchezza, mentre il suo sguardo (come la conoscevo!) alzava quel ponte levatoio che a volte gettava fra i nostri animi: adesso c’era solo un duro sguardo di occhi impenetrabili. All’improvviso mi assalì l’idea che quel ponte si fosse alzato per sempre, e nella repentina disperazione non esitai a sottomettermi alle umiliazioni peggiori: baciarle i piedi, per esempio. Ottenni solo che mi guardasse con pietà e che i suoi occhi si addolcissero per un istante. Ma di pietà, solo di pietà.
…Qualcosa tra di noi si era spezzato.

——->ALTRO DI : Ernesto Sabato

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