HAI UN PROGETTO VINCENTE DA REALIZZARE ? Allora, DILLO !!!

Avete un idea brillante che però non sapete come mettere in pratica ?? come produrla e lanciarla sul mercato ??

Quando le banche non lasciano più prestiti se non a condizioni improponibili e quando in tutto il mondo imperversa la crisi, sembrerebbe non esserci soluzione.

Per questo è nato il ‘Crowdfunding’.

Il crowdfunding è il processo di finanziamento collaborativo tramite cui tante persone ripongono la propria fiducia versando somme di denaro, piccole o grandi per supportare progetti, iniziative o start-up in cui credono.

Crowdfuture, Il futuro de crowdfunding

Il 27 Ottobre 2012 si terrà a Roma ‘Crowdfuture – The Future of Crowdfunding’

la prima convention in Italia interamente dedicata al crowdfunding, curata da twintangibles e nois3lab in collaborazione con La Sapienza, The Hub Roma e RomaStartUp.

Un tempismo perfetto, data l’approvazione e la firma del decreto sviluppo, in cui il crowdfunding figura come uno dei meccanismi di finanziamento per le startup innovative.

In tempi di crisi, un’altra economia basata sulla cooperazione, la fiducia e il coinvolgimento attivo dei cittadini è possibile ed è già realtà. Parliamo appunto del crowdfunding, pratica di finanziamento collettivo dal basso che si è velocemente affermata nel panorama internazionale, con famose piattaforme come Kickstarter e IndieGoGo.

In Italia, grazie a piattaforme di raccolta fondi come Eppela, ShinyNote, SiamoSoci o la neonata Starteed, il fenomeno del crowdfunding sta facendo emergere un nuovo modello, più democratico, per la raccolta di fondi e capitali, e i provvedimenti contenuti nell’agenda digitale potrebbero aprire a nuove sfide e opportunità per questi modelli.

Il crowdfunding è la risposta naturale al vuoto lasciato dai modelli tradizionali di formazione di capitale in un ambiente nuovo, collaborativo e – soprattutto – trasparente.

Non si tratta solamente di un modello di finanziamento dal basso, ma anche e soprattutto di un processo di co-creazione, condivisione e partecipazione. Il crowdfunding potrebbe avere una portata rivoluzionaria e democratica, abbassando le barriere di entrata e riducendo in un certo senso il rischio per start up innovative, che possono godere sin da subito della validazione sociale del mercato, ancora prima che il prodotto sia realizzato.

Tuttavia è necessario aumentare la conoscenza e migliorare la comprensione di questo fenomeno tra imprenditori, start-up, investitori, policy makers, pubblico e media.

È qui che si inserisce crowdfuture, la prima convention sul crowdfunding in Italia che metterà in mostra alcuni dei migliori esempi e dei casi di maggior successo nella storia del crowdfunding, cercando di trarne una lezione utile per continuare sulla stessa strada, migliorando e innovando.

Il crowdfunding è sicuramente una «buzz word» al momento e il sensazionalismo di alcuni media non aiuta a farlo diffondere in modo adeguato, perché il crowdfunding non è una miniera d’oro e non è un modo più semplice di altri di raccogliere fondi per il proprio progetto, solo un modo più partecipativo, trasparente e sostenibile.

Le piattaforme di crowdfunding in Italia e nel mondo

Le piattaforme di crowdfunding sono la soluzione standard per chiunque voglia portare avanti un progetto di finanziamento dal basso.

Certo, ci sono alcuni casi esemplari di iniziative di crowdfunding portate avanti senza ricorrere ad una piattaforma, come la popolare campagna elettorale di Obama o la meno nota campagna degli Ex-Otago in Italia: ma si tratta di casi isolati e particolari. Il bisogno di soluzioni comprensive è emerso sin da subito e alcune delle piattaforme più popolari al giorno d’oggi, come Kickstarter e IndieGoGo e l’italiana Kapipal, sono nate ai primi stadi dell’evoluzione del fenomeno del crowdfunding.
Il punto forte delle piattaforme di crowdfunding non sta solo nell’offrire una soluzione “chiavi in mano”, ma anche nel fatto che, attraverso le loro attività di routine, sviluppano conoscenze e esperienza che si rivelano spesso fondamentali. Inoltre, contribuiscono a ridurre i costi di transazione e le complessità legislative, e garantiscono infine una certa quantità di utenti che passano regolarmente a controllare i nuovi progetti, tutti potenziali investitori che sono fuori dalla rete di contatti abituale – spesso un aspetto cruciale di una campagna di successo.
Dopo una fase iniziale partita in sordina, il crowdfunding sembra finalmente essere sulla bocca di tutti, con i relativi vantaggi e svantaggi della situazione. Sicuramente, quello a cui stiamo assistendo ora è un’ampia sperimentazione di soluzioni innovative e alternative, che spiega facilmente la vasta gamma di piattaforme di crowdfunding presenti sul mercato. Secondo il piu’ recente report globale sullo stato del Crowdfunding pubblicato su Crowdsourcing.org, ci sono circa 452 piattaforme al mondo, per oltre 50 % basate in Europa. In Italia se ne contano meno di 10, tutte nate nella seconda metà del 2011, con l’eccezione di Kapipal e – se vogliamo – Produzioni dal Basso avviate nel “lontano” 2005.

Esistono varie classificazioni delle piattaforme di crowdfunding, con tutta una serie di variazioni e sottomodelli.

  1. Piattaforme di crowdfunding “reward-based” o basate su ricompense

Il cosiddetto reward-based crowdfunding avviene quando le persone che effettuano una donazione per un progetto ricevono in cambio una ricompensa o un premio, siano essi materiali (per esempio, il pre-ordine del prodotto non ancora sul mercato) o più intangibili (per es. un grazie sul sito web). Secondo il report citato prima, più dei 2/3 di tutte le piattaforme al mondo sono di questo tipo.

Il modello può essere ulteriormente diviso in due sottogruppi principali: il modello all-or-nothing (“tutto o niente”), di gran lunga il più utilizzato, e il modello take-it-all (“prendi tutto”).
1. Il modello “tutto o niente”

La caratteristica principale di questo modello è che la somma target deve essere raggiunta entro un periodo di tempo prefissato (generalmente impostato dalla piattaforma stessa) prima che venga effettuata alcuna transazione finanziaria. Se il target non viene raggiunto, il finanziamento si considera fallito, le transazioni non avverranno e il denaro resterà o verrà ritrasferito immediatamente sul conto dei donatori. In alcuni modelli, le somme versate vengono trasferite in un altro conto che è gestito dalla piattaforma e possono essere riallocate su un altro progetto.

Un noto esempio di questo modello è il celebre Kickstarter. In Italia, segue questo modello Eppela, la piattaforma di reward-based crowdfunding più affermata.
2. Il modello “prendi tutto”

In questo caso, il finanziamento giunge al progetto a prescindere se esso raggiunga o meno il proprio target entro la scadenza prefissata. IndieGoGo è uno degli esempi più noti (“flexible funding”), mentre in Italia abbiamo BoomStarter.

E’ interessante anche osservare modelli alternativi, come quello creato dalla piattaforma americanaRocketHub, detto “All And More” (tutto o di più). RocketHub è un sito di crowdfunding per progetti creativi. Funziona come un normale modello “prendi tutto” anche se il target non viene raggiunto, ma se si raggiunge o eccede il proprio target il progetto è esentato dal pagamento di parte delle tariffe (es. la tariffa di iscrizione alla piattaforma, la percentuale dovuta alla piattaforma sul finanziamento raccolto, etc).

E’ un chiaro tentativo di tenere alta la motivazione di coloro che avviano un progetto, comprensibilmente non agli stessi livelli di coloro che scelgono una soluzione “tutto o niente”. Tuttavia, resta il problema che la spinta a coloro che donano a spargere la voce sul progetto (altrimenti non riceveranno il proprio premio) qui è quasi pari a zero, in quanto le ricompense verranno elargite indipendentemente dal raggiungimento del target prefissato. Un altro modello innovativo è rappresentato dall’italiana Starteed, di prossimo lancio, che incentiva a partecipare attivamente ai progetti offrendo ai sostenitori la possibilità di ottenere un ritorno economico reale.

  1. Modelli Equity-based o basati su azioni finanziarie

I modelli di investimento finanziario o basati su azioni sono diventati popolari sin dall’inizio attraverso due piattaforme specializzate nel business della musica, SellaBand e Bandstocks.

Gli iniziatori del progetto e i loro partner generalmente definiscono un periodo di tempo e una somma target. Il target è poi diviso in migliaia di parti uguali, che sono offerte tramite la piattaforma in forma di azioni a prezzo fisso.

Le offerte vanno avanti fino a quando non si raggiunge il target: e dopo ciò, inizia una fase di investimento vera e propria. Le procedure coinvolte nel crowdfunding ‘equity-based’ sono complicate e sarebbero proibitive per un piccolo progetto. Per evitare ciò, le piattaforme hanno trovato delle soluzioni: in particolare, sono emersi due modelli principali negli scorsi due anni – il modello-cooperativa e il modello-club.
Nel modello-club, le piattaforme  reclutano potenziali investitori come membri di un club di investimento chiuso. In tal modo, l’offerta non viene fatta direttamente al pubblico. Un esempio è costituito da Crowdcube, piattaforma britannica che offre partecipazioni finanziarie. La novità sta nel fatto che è possibile in effetti trarre un profitto dal proprio investimento.

Poi abbiamo il modello-cooperativa (noto anche come modello holding o modello veicolo) dove si crea una cooperativa in qualche modo fittizia che funge da meccanismo di collezione dell’investimento: i contribuenti individuali vengono radunati in entità legali che investono nei progetti. Un esempio è costituito dall’internazionale GrowVc. In Italia i limiti imposti dalla legislazione hanno rallentato non poco lo sviluppo di piattaforme equity-based, tuttavia si puo’ far ricadere in questo gruppo SiamoSoci, che può già vantare alcuni successi importanti.

  1. Microfinanza

  1. Modello micro-prestiti

Il microprestito è la fornitura di servizi finanziari a clienti con bassi redditi, inclusi semplici consumatori e lavoratori in proprio che tradizionalmente non hanno accesso a servizi bancari e finanziari. Il denaro è raccolto da un gruppo di persone ed è gestito da un intermediario locale. Questo è il modello seguito dalla popolare piattaforma Kiva.

  1. Prestito Peer-to-peer

Il prestito Peer-to-peer è una transazione finanziaria (che consiste soprattutto in prestare e prendere in prestito denaro) che avviene direttamente tra individui senza l’intermediazione delle tradizionali istituzioni finanziarie: un gruppo di persone presta piccole somme di denaro alla stessa persona o organizzazione. Fondata nel 2005, Zopa è stata la prima società di prestito peer-to-peer e agisce come un’intermediaria che facilita il processo. Zopa, di origine londinese, operava anche in Italia ma ha recentemente cambiato nome e ragione sociale ed è ora Smartika. In Italia dal 2007 è presente anche Prestiamoci.
Nel 2009, Zidisha è stata la prima piattaforma di micro prestiti peer-to-peer a mettere in contatto diretto prestatori e debitori attraverso confini internazionali senza intermediari locali. 
Questi sono i modelli chiave del settore, ma naturalmente si possono fare molte altre suddivisioni: ad esempio in base al settore di mercato.

Solo per fare alcuni esempi, esistono piattaforme per finanziare progetti per apps (appbackr), libri (Unbound), film (l’innovativa Cineama in Italia, che prepone un periodo di crowdsourcing al crowdfunding vero e proprio), musica (l’italiana Musikstarter, che lancerà a ottobre). Molte operano nel settore di beneficenza e impegno sociale, come Start Some Good, Buzzbnk e la piattaforma “mista” italiana Shinynote.

SITO DELLA CONVENTION

–ROSA CARNIVORA–

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