Ieri sera un uomo di città… (da IL GUARDIANO DI GREGGI – Alberto Caeiro / Fernando Pessoa) #Poesia

Ieri sera un uomo di città
parlava sulla porta della locanda.
Parlava anche con me.

Parlava della giustizia e della lotta perché ci sia giustizia
e degli operai che soffrono,
e del lavoro costante, e di quelli che hanno fame,
e dei ricchi, che a tutto ciò girano le spalle.

E, guardandomi, vide i miei occhi pieni di lacrime,
e sorrise compiaciuto, credendo che io sentissi
l’odio che egli sentiva, e la compassione
che diceva di sentire.

(Ma io lo ascoltavo appena.
Che me ne importa degli uomini
e di ciò che soffrono o credono di soffrire?
Siano come me: non soffriranno.
Tutto il male del mondo viene dal fatto che ci preoccupiamo gli uni degli altri,
sia per fare del bene, sia per fare del male.
La nostra anima e il cielo e la terra ci bastano.
Voler di più è perdere questo, ed essere infelice).

Quello a cui io pensavo
quando parlava l’amico degli uomini
(e ciò mi commosse fino alle lacrime),
era come il mormorio lontano dei campanacci
in quell’imbrunire
non sembrasse le campane di una piccola cappella
dove andassero a messa i fiori e i ruscelli
e le anime semplici come la mia.

(Lodato sia Dio perché non sono buono,
e ho l’egoismo naturale dei fiori
e dei fiumi che seguono il loro corso
inconsapevolmente preoccupati
soltanto del fiorire e dello scorrere.
Questa è l’unica missione del Mondo,
questa: esistere chiaramente,
e saperlo fare senza pensarci).

E l’uomo ora taceva, guardando il tramonto.
Ma cos’ha a che fare col tramonto chi odia e chi ama?

——-> ALTRO DI Fernando Pessoa


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