IL POEMA DELL’ACQUAIO – La raccolta di poesie di Mircea Cărtărescu

L’antologia Il poema dell’acquario è un’opera miscellanea, una selezione di poesie che Mircea Cărtărescu ha scelto da cinque sue raccolte precedenti: Poeme de amor (Cartea Românească, București 1983); Totul (Cartea Românească, București 1985); Dragostea poeme, 1984-1987 (Humanitas, București 1994); Dublu CD. Antologie de poezie (Humanitas, București 1998) e Nimic. Poeme 1988-1992 (Humanitas, București 2010).

Un’operazione potente per la scelta del processo creativo e dialettico che lo ha portato ai confini del suo sguardo, indagando le possibilità fisiognomiche della sua poesia che esula dalla fissità delle stelle, dall’onirico, dall’invisibile che sottende l’essenziale. Cărtărescu privilegia infatti elementi narrativi in contrasto con la tradizione lirica, elegiaca della poesia; manifesta piuttosto attenzione per i piccoli dettagli, per l’inanimata oggettistica della quotidianità a cui regala il respiro della vita e la profondità del logos, per lo sfondo urbano e i suoi arredi. Egli descrive poeticamente ricorrendo a registri linguistici diversi (gerghi e linguaggi dei media, della scienza) e restituisce una nuova narrazione poetica.

Con Cărtărescu nasce il sintagma texistență : una coscienza della scrittura dai toni neoromantici composta da più nuclei ambivalenti. Eterei e materici, liquidi e solidi per dare vita ad una poesia polimerica.

Ne Il poema dell’acquaio che dà il nome alla raccolta, il lavandino della cucina s’innamora di una stella:

È il foro di una tenda, un occhio in/discreto che ci racconta la storia di questo amore non ricambiato. L’acquaio chiede alla stella di essere illuminato mentre lei posa la sua luce su un panificio e un mulino. A lui che è romantico basterebbe lei per scaldarsi con i baci lontani del suo lucore mentre gli altri due fanno ricorso ai filamenti di tungsteno, all’elettricità. La stella è sorda anche al borbottio del suo sifone, è già innamorata di un colino da brodo che si trova nella casa di un contabile di Pomerania. La delusione cocente lo porta a riflettere sull’esistenza e senza esitare sposta lo sguardo su di un’incerata. Così come ha fatto il narratore della storia, innamorato di una vettura vista una sola volta e di cui non vuole più parlare perché l’amore lo ha trovato, ha figli in età prescolare e quella evocazione gli appare lontana e inafferrabile come un sogno.

Nella poesia Scontro, si assiste alla descrizione lucida della putrescenza della comunicazione filtrata e della tenacia per superare quell’incomunicabilità:

Una decomposizione a cui il poeta non si arrende tanto da smontare il telefono, simbolo di quella comunicazione, svitandone la cornetta che una volta aperta presenta vermi. Non li teme, li addomestica con la parola, continuando a perseguire il suo scopo. Il suo scopo è raggiungere l’amata e tira il cavo che gli permette di azzerare la distanza; lo avvolge attorno al braccio fino a giungere a casa di lei. Una casa che appare come un dolce fatto di calce. L’incontro è tra la finestra di lui e quella di lei, due trasparenze che si guardano e generano la frantumazione del vetro che li divide per permettere l’abbraccio, l’incontro, la fusione. La passione che bruciando incenerisce e copre tutto.

Nella poesia Addio! A Bucarest, il poeta viaggia indietro nel tempo, ai tempi dell’infanzia, del rossore della timidezza generato dalla vista della persona amata con ingenuità:

Un amore finito che lo porta ad immaginarla accanto ad un altro, con il tempo che inesorabile scorre e ricopre i capelli platino di lei. Un addio ripetuto per convincersi che possa essere vero che un legame come il loro cresciuto con il passo sincronizzato, sia svanito. Quella fine capace di crepare l’asfalto, di creare il vuoto sotto ai piedi del percorso comune, di far provare la vertigine della caduta e fornire la visione del crollo per solitudine di un negozio per l’infanzia. Dunque la fragilità del sentimento che rende estraneo e lontano chi più sembrava far parte del respiro della vita dell’altro, lasciando macerie e detriti.

Cărtărescu è il poeta dell’acquaio, conduce poesia come acqua, genera pioggia che incontrando il freddo della solitudine di ritorno solidifica in neve, un manto morbido che attutisce la caduta procurata dall’amore finito, dalla perdita dell’innocenza

sopra la neve meravigliosa di bucarest, ora tu sei soltanto una ex collega di facoltà una dolce ex collega di facoltà, della facoltà, della gioventù… 

Il poeta dell’elemento liquido, trasparente in/afferrabile e in/contenibile come l’amore che racconta.

*FONTE: https://www.zestletteraturasostenibile.com

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