IL TAOISMO – Cos’è ?

 

« Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao,
il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra… »
(Laozi, Daodejing (incipit), trad. di Paolo Siao Sci-yi)

Dao-character.svgIl carattere cinese dào.

Il carattere 道 significa “via”, ma anche “percorso”. A partire dalla dinastia Zhou orientale (770-256 a.C.) ha iniziato a significare la “via corretta” o la “via naturale”. Ma anche “mostrare la via” quindi “insegnare”, “metodo da seguire” e infine “dottrina”. Nei Lúnyǔ (論語) di Confucio si dice che uno Stato “ha il 道 se è ben governato” o anche che il “re dedica se stesso al 道”. Da notare che il carattere 道 si compone di 首 ( qiú “testa” quindi “principale”) + una variante del carattere 止 ( zhǐ nel significato arcaico di “piede”) combinata con 行 ( xíng, “percorrere”): quindi “incedere sul percorso principale”.
Il taoismo o daoismo, termine di conio occidentale, designa le dottrine a carattere filosofico e mistico, esposte principalmente nelle opere attribuite a Laozi e Zhuāngzǐ (composte tra il IV e III secolo a.C.), sia la religione taoista, istituzionalizzatasi come tale all’incirca nel I secolo d.C. Essa è basata sul Dao (in cinese “la via”), il principio indifferenziato che dà origine al cosmo. Non possiede un insegnamento fondamentale come il Confucianesimo o un credo e pratica unitari. È principalmente una religione cosmica, centrata sul posto e la funzione dell’uomo, di tutte le creature e dei fenomeni in esso.

Nel tempo se ne sono sviluppate diverse scuole e interpretazioni.

Nonostante la distribuzione ubiquitaria in Cina e la ricchezza di testi, si tratta probabilmente della meno conosciuta tra le maggiori religioni al mondo.

Come ricorda Stephen R. Bokenkamp i cinesi non possedevano un termine per indicare le proprie religioni fino all’arrivo del buddhismo nei primi secoli dopo Cristo (la prima introduzione del Buddismo in Cina sarebbe avvenuta nel 64 d.C.), quando opposero al Fójiào (佛教, gli insegnamenti del Buddha), il Dàojiào (道教, gli insegnamenti del Tao). Più precisamente nell’epoca preimperiale (antecedente al III secolo a.C.) il termine Dàojiào era utilizzato dai seguaci di Mozi per designare i confuciani. Solo dal quinto secolo in avanti vediamo utilizzato questo termine per intendere la dottrina del Dao.

Allo stesso modo, ricordano Farzeen Baldrian[senza fonte] e T.H. Barret gli studiosi classificatori del periodo Han indicarono, in modo “mal definito”, come Dàojiā (道家, scuola daoista) autori ed opere a loro precedenti.

Mario Sabattini e Paolo Santangelo così concludono:

« Le concezioni che emergono dalle opere taoiste non presentano un carattere univoco; quasi certamente esse abbracciano tendenze diverse che sono andate via via stratificandosi in un corpus di testi, cui solo in epoca successiva si è voluto attribuire la natura di un complesso dottrinario omogeneo. »
(Mario Sabattini e Paolo Santangelo. Storia della Cina. Bari, Laterza, 2000, pag.131-2)
Ancora il termine daoismo con il suo suffisso -ismo non avrebbe quindi alcuna controparte nella lingua cinese. Esso verrebbe utilizzato in tal modo solo negli scritti occidentali.

Ulteriore fonte di complessità nell’approccio al daoismo, è il sostanziale pregiudizio sorto fin dai primi contatti con religiosi occidentali che spesso videro in tale religione una corrente fortemente degenerata. Tale visione è andata via via stemperandosi nel tempo, raggiungendo forse attualmente un certo distacco.
Etimologicamente il termine taoismo deriva da Tao, romanizzato secondo Wade-Giles + suffisso greco antico -ισμός (ismo, significante “stile, modo”), mentre il termine daoismo deriva da Dao, quest’ultimo romanizzato secondo il più recente pinyin + -ισμός. Quindi Tao e Dao sono due modi di scrivere e leggere lo stesso termine. Tao e Dao hanno lo stesso identico significato: Lo standard per la romanizzazione della lingua cinese attuale è il pinyin (dagli anni ’80) rispetto al Wade-Giles del XIX secolo. Sarebbe quindi più “moderno” e corretto utilizzare i termini dao, daoismo, … Sempre in base a ciò quindi i vecchi termini Lao-Tzu, Chuang-Tzu… andrebbero modificati in Laozi e Zhuangzi…

Nel testo della presente voce si useranno per lo più i nomi propri delle opere, delle persone e dei termini specifici nella romanizzazione Pinyin. A fianco una tabella di conversione nelle romanizzazione moderna e precedente.

Cosa comprende il Daoismo
Risulta quindi chiaro come questa dottrina sia eterogenea, le cui ragioni sono da attribuire principalmente alla mancanza di un singolo fondatore ed alla assenza di un canone definito. Essa ha raggiunto un minimo grado di omogeneità, non in base a spinte interne, bensì a seguito di agenti esterni (ovvero spinte governative che cercavano di controllare la formazione del clero e il numero dei templi). Nel Daoismo andrebbero quindi compresi:
a) i primi testi filosofici come il Daodejing e lo ZhuangZi
b) le pratiche anticonfuciane dell’allontanamento dalla pratica politica tramite il ritiro in eremitaggio, distante dagli uffici di governo
c) alcuni tipi di arti (pittura, musica, calligrafia) basati sul libero flusso, senza sforzo
d) qualsiasi tipo di pratica che non sia Buddhista o Confuciana
e) il Daojiao prima dell’arrivo del buddhismo in Cina. Così infatti gli studiosi denominarono il termine daojiao; ricordo ancora, come già segnalato prima, come inizialmente, la religione cinese non avesse un nome che la definisse. Tale nome (daojiao) verrà adottato dopo l’arrivo del Buddhismo (fojiao)[10].
« È in gioco l’acquisizione di uno stile, non di una dottrina, quindi più che una credenza od una dottrina, il Taoismo è una pratica »
Il Daoismo è uno dei tre insegnamenti cinesi, ovvero buddismo, daoismo e confucianesimo ed a differenza di quest’ultimo (che lo possiede), il «daoismo non ha né data né luogo di nascita».) Esso «non è mai stato una religione unitaria, ma una combinazione costante di insegnamenti fondati su rivelazioni originarie diverse». Prese forma gradualmente, durante un lungo cammino, integrando diverse correnti. Il daoismo scaturisce infatti da un movimento di pensiero nato dalla combinazione del patrimonio concettuale comune cinese (ovvero il Qi, lo yin e lo yang, i cinque elementi),
lo sciamanesimo o magia wu, basato per lo più su danze frenetiche e stati estatici (praticato principalmente da donne) e le opere spirituali di Laozi e di Zhuāngzǐ.
A questi si sono aggiunti nel tempo alcuni concetti confuciani. (dal II secolo d.C. circa con il Neotaoismo) e buddisti (a cominciare circa dal 370 d.C.).
Concetto centrale del Doismo è ovviamente il Dao ovvero la base metafisica dell’ordine naturale. Potremmo sostenere che al Dao appartengono i sentimenti e le motivazioni umane, in toto, come l’empatia, il rifiuto, gli odi, i desideri. Ed ancora il Dao agirebbe nella storia tramite personificazioni della divinità (avatar) come LaoZi
Il Dio del daoismo può essere concepito come una sorta di “Principio ordinatore unico ed immanente del mondo”, non troppo dissimile dall’Armonia di Pitagora, il Logos di Eraclito, lo Shinto giapponese, il Dharma del buddismo, l’Uno di Plotino o l’Ente Necessario di Ibn Sina[senza fonte]. Se ne deve rimarcare però la specificazione non troppo dissimile, in quanto essa rifiuta la reificazione e la definizione (vedi anche l’incipit di questa voce)

Non tollerare la reificazione, significa intendere l’attività pratica e la “crescita personale”, superiori all’intellettualizzazione ed alla concettualizzazione filosofica. Si può quindi, essere daoisti senza avere necessariamente una definizione ed esplicazione di cosa sia il dao. Esso rifiutata quindi la visione tipicamente moderna che una via non sia percorribile senza una concettualizzazione coerente. Per il mondo cinese un Dio creatore sopramondano, di carattere personale è inconcepibile. Ne consegue che nella cultura cinese non esiste un’ascesi orientata sulla antitesi tra Dio e creatura[28]. Ripeto come il termine daoismo/taoismo, non abbia una controparte nel mondo cinese.

Il daoismo ha una forte tensione sincretica, nel tentativo di integrare tutta una serie di insegnamenti differenti (dall’iniziale sciamanesimo, al Buddhismo Chán…), ma allo stesso tempo ne esalta la autosufficienza sottolineando la distinzione dalle altre vie.

Il daoismo (in particolare quello dei due principali maestri) tende a non dare chiari codici comportamentali, (a differenza ad esempio del confucianesimo) ritenendo che la spontaneità sia la miglior guida. Tuttavia se «vivere il taoismo significa accettare il caos […], non legittima la licenziosità, l’arroganza, la violenza, la sopraffazione, uno stato di natura per cui “tutto va bene”»

Esso quindi esalta la spontaneità, sostenendo che tutto avvenga spontaneamente senza un perché. Crede che esista un «meccanismo di autoregolazione che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza»[31]. Qui il daoismo denuncia la sua provenienza dalla classe contadina (per cui l’agricoltura, nonostante la cura, obbedisce ad orologi interni ed esterni, atmosferici, e per cui il vero motore è la natura.

Condanna i desideri (fenomeno tipico anche del buddismo): i daoisti auspicano una condizione in cui si desidera non avere più desideri, a differenza dei buddisti che condannano apertamente la brama che vincola alla vita.

Condanna l’attività: mentre i buddisti ritenevano che il Karma fosse la causa prima della sofferenza, i taoisti esaltavano il wei-wu-wei (azione senza azione).




*Fonte: Wikipedia.org

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