LA CORSA AL PETROLIO E’ PIU’ IMPORTANTE DELLA SALVAGUARDIA DEI MARI SICILIANI

Una grave minaccia incombe sul mare del Canale di Sicilia: la corsa al petrolio.

 

L’estrazione dell’oro nero portera’ profitti solo alle compagnie petrolifere mentre rappresenta un rischio inaccettabile per l’ambiente, l’economia e il benessere delle comunità costiere.

Dobbiamo fermarli subito! Chiediamo agli amministratori locali, ai siciliani e a tutti i cittadini del mare di firmare l’appello contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo.

FIRMA LA PETIZIONE !!!

Ricordate il disastro della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico?Quella piattaforma esplose prendendo fuoco, uccise 11 persone e sversò in mare circa 6 milioni di barili di petrolio. Il più grande disastro ambientale della storia americana – i cui danni sono stati tanti e tali da risultare semplicemente incalcolabili – potrebbe ripetersi nel Mediterraneo. Il Mare Nostrum, secondo l’attuale Governo e la maggioranza che lo sostiene, dovrebbe divenire una specie di Texas europeo, i suoi fondali trivellati alla ricerca delle ultime gocce di oro nero per perpetuare un’economia che non intende convertirsi alla sostenibilità. Spremere ogni riserva disponibile, dunque, è l’imperativo dei politici fossili. Nel Mediterraneo come nell’Artico, del resto, questi signori non si curano della distruzione degli ecosistemi, delle comunità e delle economie locali, dei danni che si arrecano al clima.

Le stime del ministero dello Sviluppo Economico dicono che nei nostri fondali marini ci sarebbero 10,3 milioni di tonnellate di petrolio. Ammesso di riuscire a estrarle tutte, sono l’equivalente di sole sette settimane dei consumi nazionali. Per sfruttare queste risorse, e cercare altro petrolio anche in Basilicata, si prevedono circa 15 miliardi di euro di investimento: un investimento enorme per un business destinato comunque a esaurirsi, per stessa ammissione ministeriale, in pochi anni.

Questi 15 miliardi di euro, investiti nelle fonti rinnovabili, potrebbero generare circa 200 mila posti di lavoro e rafforzare l’evoluzione del nostro Paese verso un futuro a emissioni zero. Il Ministro Passera dice che invece con questi soldi, col business petrolifero, possiamo creare ben 25 mila posti di lavoro! Un vero tecnico…

Il Texas-Italia sarà molto conveniente per le compagnie petrolifere che qui da noi estrarranno sostenendo un carico fiscale di 10 punti percentuale inferiore a quello che sostengono in Norvegia, fino a 14 punti percentuale più basso di quello del Regno Unito (fonte Nomisma).In Italia anche le royalties sono bassissime: il 10% sulle estrazioni onshore, solo il 4% su quelle offshore! Con un’esenzione fiscale totale per le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente.

Sarà per questo che se sommiamo la superficie marina sulla quale operano le piattaforme di estrazione già attive a quella per la quale le compagnie attendono autorizzazione viene fuori un’area più vasta della Sicilia.

Nel Mediterraneo si riscontra la più alta concentrazione di catrame pelagico al mondo (38 milligrammi per metro cubo) e il 20% del traffico mondiale di idrocarburi (oltre 8 milioni di barili al giorno). Da esso dipende una parte significativa della nostra economia (turismo, pesca), a esso è legata la nostra cultura e la nostra storia, nonché la vita di molte comunità costiere. Per il nostro mare il petrolio è già una maledizione (leggi rapporto “Meglio l’oro blu dell’oro nero”), ma la politica sembra non essersene accorta.

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