LA LETTERATURA È UNA MALEDIZIONE – Da ‘Tonio Kröger’ di Thomas Mann

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Le assicuro che a volte sono mortalmente stanco di raffigurare l’umano senza prenderne parte. C’è da chiedersi se l’artista sia un uomo ! Lo si domandi alla « donna » ! a me pare che noi artisti partecipiamo ala sorte di quei cantori papali « preparati ». il nostro canto è di una bellezza commovente. Però…

Non parli di vocazione, Lisaveta Ivànovna ! La Letteratura non è affatto una vocazione, bensì una maledizione… tanto perché lei lo sappia. Quand’è che questa maledizione comincia a farsi sentire ?
Presto, terribilmente presto. A un’età in cui si dovrebbe vivere d’amore e d’accordo con Dio e con il mondo. Incominciamo a sentirci segnati, a riconoscerci prigionieri di un misterioso contrasto con gli altri, con la gente comune, ordinata ; l’abisso d’ironia, d’incredulità, di opposizione, di conoscenza, di sentimento che ci separa dal resto degli uomini si fa sempre più profondo. Siamo soli e da allora in poi non c’è più modo di intendersi. Che destino ! Ammesso che in cuore abbiamo ancora quel tanto di vita, quel tanto d’ « amore » che basti a giudicarlo orribile !… La coscienza del nostro valore s’infiamma, perché noi avvertiamo fra mille il segno sulla nostra fronte, e sappiamo che non sfugge a nessuno. (…)
Un artista, un’artista vero, non uno che faccia dell’arte per mestiere ma per predestinazione e condanna, lo si riconosce, anche con poca perspicacia, in mezzo a una folla. Il senso dell’isolamento, della diversità, di essere riconosciuto e osservato gli imprime sul viso un’espressione di regalità e di imbarazzo insieme. Nei tratti di un principe che passi in abiti borghesi attraverso una moltitudine si può cogliere qualcosa di simile. Non c’è abito borghese che tenga, Lisaveta ! Che si mascheri, che si camuffi, che si vesta come un attaché o come un tenente della guardia in licenza, gli basterà alzare gli occhi o pronunziare una parola, e ognuno saprà che non è un uomo, ma qualcosa di estraneo, di bizzarro, di diverso…
Ma cos’è l’artista ? La pigrizia mentale dell’uomo non si è mai dimostrata più tenace che di fronte a questa domanda. « Si tratta di un dono », dicono umilmente le brave persone che sono sotto l’influsso di un artista ; e poiché nel loro bonario convincimento influssi sereni e elevati devono assolutamente avere origini serene e elevate, nessuno sospetta che si possa trattare di un dono soggetto a premesse sommamente dolorose e precarie. Si sa che gli artisti sono molto suscettibili, e si sa anche che ciò non si rileva nella gente che ha una coscienza tranquilla e una salda consapevolezza di sé… Vede, Lisaveta, nel fondo dell’animo mio io nutro contro il tipo dell’artista tutta la diffidenza – trasferita nel campo spirituale – che ognuno dei miei onorevolissimi antenati, là nella mia angusta città, avrebbe avuto per un qualsiasi giocoliere o artista di ventura che gli fosse capitato in casa.

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