LA MIA CARRIERA E’ DIVENTARE ‘IO’ – Aldo Busi

La mia carriera è diventare Io, non posso più accontentarmi di niente di meno.

(…)

Sa cosa significa diventare Io?

Diventare io significa prima venir esiliati, fare in modo che ti scaccino dalla città, provocare il confronto, la sfida contro il patto sociale. Mi sembra in questo di essere stato pienamente soddisfatto: la società non sempre è disposta a esiliare il primo che capita; i più, in un modo o nell’altro, li integra offrendo loro simulacri di esilio, cilici di cartapesta, spine di gomma piuma, sregolatezza e disubbidienze.

Io, al contrario, sono stato in questo senso gratificato con un esilio in perfetta regola e non ho desistito sino a che non mi è stato dato in perfetta ufficialità – prendiamo anche soltanto l’esonero militare: crede che mi abbiano sorriso e accompagnato alla porta? Sa quante ghiottonerie mi portavano alla clinica dei matti di Firenze per convincermi a lasciar perdere, e che potevano farmi lo sgambetto e farmi perdere i diritti civili? I diritti civili! E i rovesci! Ma io no, sono stato irriducibile: qui il comma, qui l’esonero, ho detto.

E loro hanno ricattato e ricattato, ma poi si sono rassegnati: hanno capito che ero uno di quei rari esaltati che se si dava la pena di avere un’idea o un ideale andava poi sino in fondo. Non si può vivere per un’idea, troppo comodo, se si vuole vivere bisogna rinunciare ad averne. Per un’idea si muore, e basta, alla vecchia maniera, lì e subito. Un’idea non la si può tirare per le lunghe, va eseguita subito.

Il vero eroe alla fine muore.

Quelli che restano sono i filosofi.

Ma non c’è paragone, non trova?

Da: SEMINARIO SULLA GIOVENTU’ – Aldo Busi

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