LE PERSONE NORMALI – Aldo Busi: Citazioni, pensieri e estratti dal Libro

anziano stilizzato

 

Quando la realtà diventa il discorso sulla realtà, che realtà è, a parte, si fa per dire, il discorso che se ne fa?

Fortunata la normalità che può permettersi ogni inimmaginabile deformazione, mentre l’anormalità è costretta a un’integerrima formalità! Beate le persone normali che, grazie a una sola virtù, possono concedersi tutti i vizi, mentre le persone anormali, per colpa di un solo vizio, sono costrette a osservare tutte le virtù!

Sento l’immane, ridicola fatica che uomini e donne fanno per sentirsi tali, perché siano sentiti tali, e non quali nascono e sono: essere aspecificatamente umani.

Guarda come si lavano l’un l’altra il cervello per piacersi, per sentirsi attratti dal sesso opposto, per diventare normali. Che infinità pietà provo per questi animali costretti a robotizzarsi dalla notte dei tempi si a questa notte di adesso che confina con Rapallo.

Dormono ora il sonno dei giusti, il sonno dei mostri, il sonno dei convenzionati, il sonno dei normali: ma domani, al risveglio, ognuno sentirà tutto il peso della propria educazione alla normalità, la sbandiereranno come un gagliardetto per assicurarsi a vicenda di far parte della medesima massoneria sessuale, ma in cuor loro (un cuore oppresso e insincero per costume) sono disposti a qualunque nefandezza per vendicarsi del fatto di essere costretti a vivere fuori da ogni possibile verità, ma tutto gli è più difficile perché non hanno più consapevolezza della loro perduta diversità, della loro originaria individualità, e in questo si può dire che il programma è perfettamente riuscito, che il bersaglio è stato colpito, che i sensi sono andati a segno, che sono inchiodati al centro e che da lì non potranno più divagare.

L’unica possibilità che un uomo e una donna hanno per vendicarsi della violenza subita sarà di mettere al mondo qualcuno a cui far fare la loro stessa fine, ammantando di affetti e cure l’dio profondo e l’insanabile ribrezzo che ogni generatore prova per i suoi generati.

Ogni tanto, qualcuno sfugge all’imprinting… Non si sa bene perché, ma su questa disubbidiente rarità tutti i dispositivi di coercizione dei sentimenti e delle emozioni non funzionano, il campione bizzarro sfugge al controllo, a ogni controllo, non viene fuori come da predisposizione: e la vendetta genetica, non potendosi compiere in famiglia, si compie a livello collettivo. Perché l’anormale sa tutto della normalità altrui e costituisce il pericolo più serio alla perpetuazione del programma, quanto meno lo denuncia come tale e non si lascia incantare dalla finzione millenaria che nessuna eternità potrà trasformare in autenticità e verità elementari.

Di elementare non c’è ancora niente e della normalità sessuale si sa troppo poco per non sospettare che sia una messinscena imparata male a memoria e provata per troppo poco tempo per credere sia la versione definitiva dell’umanità. Sciamano ora, trionfanti, uomini e donne irradianti il cancro della normalità fuori dal sottobosco della notte, sono tutti vestiti, e in questo sta la cosa che ci divide e ci accomuna: che io sono nudo, che io esibisco la mia anormalità di sostanza esattamente come loro esibiscono la loro normalità di forma, e così, per assurdo, si dà che alla loro normalità di forma corrisponda una formale anormalità di forma, cioè di vera sostanza, mentre alla mia anormalità di sostanza corrisponda una formale normalità di forma, cioè di vera sostanza.

Essi sono dentro e dietro i vestiti ciò che io appaio essere fuori e davanti nella mia nudità: loro, non io, si permettono tutto ciò che io, avendolo dichiarato come umano e legittimo e di specchiata civiltà, mi sono precluso per sempre. Così si dà che il oro destino è di diventare sempre più anormali e il mio di diventare sempre più normale.

Ma per ora, per questa ora che non godrà mai di un minuto in più, l’anormale sono io e le persone normali sono loro, gli umani che non vogliono integrare nella loro umanità di facciata il loro mostriciattolo di visceri che, in una prospettiva sociale più evoluta, in un nuovo umanesimo del ridicolo, altro non sarebbe che il piccolo, prezioso, terrestre, individuale microcosmo poetico che ognuno racchiude in sé, salvo poi svilirlo, reprimerlo, appiattirlo, conformalo a una parvenza di conformismo maggioritario.

*Testo: LE PERSONE NORMALI di Aldo Busi




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