Ma ad un tratto si alzò Paolo e si fece un improvviso silenzio. MAKSIM GORKJI (da La Madre)

Ma ad un tratto si alzò Paolo e si fece un improvviso silenzio. La madre si sporse con tutta la persona in avanti. Paolo cominciò a parlare con calma: Io sono un uomo di partito e non riconosco che il tribunale del mio partito. Parlerò ora, non a mia propria difesa, ma per spiegarvi ciò che non avete capito, cedendo così alla preghiera dei miei compagni che anche essi hanno respinto ogni diritto alla difesa. Il procuratore ha qualificato la nostra uscita sotto la bandiera dl partito democratico sociale, per ribellione contro l’autorità suprema e ci ha considerati come ribelli allo zar. Io debbo dichiarare che lo zar per noi non è l’unica catena che pesa sulle membra del paese, ma è la prima e più prossima fra le catene che noi abbiamo l’obbligo di strappare di dosso al popolo…
Noi siamo socialisti, cioè siamo avversari della proprietà privata, la quale separa gli uomini, li arma gli uni contro gli altri, crea un’inconciliabile diversità d’interessi. Noi diamo: una società che considera l’uomo come un semplice strumento per arricchirsi è contraria alle leggi dell’umanità. Noi non possiamo adattarci ala sua morale di menzogna. Noi vogliamo lottare e lotteremo contro tutte le forme dell’asservimento fisico e morale cui questa società sottopone l’uomo. È colla nostra fatica, colla fatica dei lavoratori, che tutto si crea, dalle macchine gigantesche ai giocattoli dei bambini. Ora noi vogliamo ottenere tanta libertà, che col tempo ci sia possibile di conquistare tutta l’autorità cui abbiamo diritto. Le nostre pretese sono semplici: che siano rilasciate al popolo tutte le industrie! Che il lavoro sia obbligatorio per tutti! Vedete che non siamo ribelli! (…)

Noi siamo rivoluzionari e lo saremo finché esisterà la prepotenza. Noi insorgiamo contro la società i cui interessi vi è ordinato di difendere, insorgiamo, avversari inconciliabili suoi e vostri, e il riconciliarci è impossibile finché non avremo vinto. Noi vinceremo! I vostri mandatari non sono così forti come credono. Guardate: voi non avete più uomini che possano lottar intellettualmente per la vostra causa, voi non potete creare più nulla di nuovo nel campo dell’idea, giacché siete idealmente sterili. Le nostre dottrine si estendono sempre più, divampano con luce viva, abbracciano le masse popolari organizzandole e preparandole alla lotta per la libertà. La coscienza della grande missione del lavoratore fonde tutti gli operai della terra in un’anima sola. Voi non potete arrestare questo processo di rinnovazione della vita se non con la crudeltà e con il cinismo: ma il cinismo è troppo evidente, la crudeltà irrita troppo. E le mani che oggi ci strangolano, stringeranno fra poco le nostre, con sentimento di fratellanza. Vedrete. Vedrete! (…)

Sto per finire. Non ho voluto offendervi personalmente, anzi, assistendo contro mia voglia a questa commedia che voi chiamate processo, io provo per voi un sentimento di pietà. Anche voi siete uomini e noi proviamo sempre dispiacere nel vedere uomini che, pur essendo contrari ai nostri fini, sieno così vergognosamente avviliti dal servizio prestato alla violenza, da perdere a tal segno la coscienza della propria dignità. (…)

Voi educate le spie, corrompete le donne e fanciulle, mettete l’individuo nella condizione di diventare ladro e assassino, lo avvelenate con l’acquavite… i macelli che il popolo fa del popolo, la menzogna universale, la corruzione e le barbarie, ecco dov’è la vostra civiltà! Sì, noi siamo gli avversari di una simile civiltà!

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