MAI UN CESPUGLIO CHE PRENDA FUOCO!!!

cartello pazzo

2 Mar, 2014

Ieri, in via Poma a Milano, si è dato fuoco un uomo, del cui gesto si ignorano le cause.
L’unica cosa accertata dai giornali è che avesse problemi di mente – l’unica, per me, è che avesse problemi, e basta.
Ieri la Russia ha invaso la Crimea, preparandosi ad entrare in forze in Ucraina, nella sua parte a est.
Il fine: quello di proteggere i numerosi cittadini russi che lì vivono, oggi, in pericolo a causa delle recenti violente proteste pro-contro Europa.
L’altra sera ho visto ‘Burning Bush’, un film nato dal montaggio di una mini serie televisiva della Repubblica Ceca. Il soggetto del film è tratto da fatti realmente accaduti, che ruotano attorno al sacrificio umano dello studente Jan Palach, il quale nel gennaio del 1969 si diede fuoco in segno di protesta contro l’occupazione dell’Unione Sovietica in Boemia -per me anche ad oggi la Cecoslovacchia rimane mentalmente la patria di Kundera e della nascita dei vari movimenti culturali Bohémien.
Dal suicidio dello studente presero energia le piccole fiammelle di rivolta che già andavano nascendo allora, divampando nella rivoluzione del ’68. Il gesto di uno: la rivoluzione di tutti.
Quello che mi chiedo è: perché oggi, ai nostri giorni, in Italia, non succede mai nulla?
Perché non c’è mai niente che porti le persone, quindi il popolo, a dire Basta? A dire NO?
-Eccezion fatta per il NO alla TAV: primo grande movimento ad interesse nazionale contro la speculazione edilizia ai danni del patrimonio, quello naturale e artistico, del nostro paese,e che ha poi portato alla nascita dei vari NO MUOS, NO EXPO e via dicendo.
A parte questo piccolo faro a far luce e voler indicare i confini del nostro Bel Paese alle grandi imprese del cemento mafioso, il resto è buio pesto.
Eppure una volta c’erano le guerre, il comunismo e il fascismo e il nazismo, i regimi totalitari: non avendo la libertà, si lottava per ottenerla.
I popoli sottomessi a queste dittature erano certamente più uniti tra loro, o almeno più chiaramente divisi; circondati da un’estrema povertà in tutto, avevano in loro una grande ricchezza: la forza dei valori e dei principi, non religiosi o non legali e non imposti, ma sentiti e umani.
Con la vista annebbiata dalle quotidiane ingiustizie e violenze e sopraffazioni, vedevano chiaramente quando dire Basta.
Ci videro benissimo, videro che era ora di finirla, era ora di fare la rivoluzione.
E oggi?
Oggi che si profila, come migliore soluzione per l’Ucraina, la costituzione di un muro che divida in due gli spazi tra russi ed europei, perché nessuno fa niente?
Con la caduta del famosissimo precedente muro tedesco, quello di Berlino, ci dissero e ci dicono che il comunismo e il nazismo, destre e sinistre estreme, morirono, dando alla luce un figlioletto illuminato e superpartes, la libertà fatta e finita, e finta: la dittatura pensata celata, ma vera: la democrazia.
Perché oggi, se diciamo di vivere in assoluta libertà, dei consumi e, almeno in teoria, d’idee, nessuno si scandalizza più per i continui suicidi?
Centrerà la cultura, che sembra più combattuta al giorno d’oggi, che durante i regimi più totalitaristici?? Centrerà che il progresso non è mentale, ma ‘cementale’?
Non posso dare la colpa solo a Montalbano che ha rubato la scena a Kundera, o forse sì?
No, fermi! ora non dico di andare a tagliare la testa di Zingaretti e Camilleri, o almeno non per primi, ma di riflettere sui fatti e sui non fatti sopracitati, usando come chiave di lettura la lettura, la letteratura.
-Ad esempio, per me, il miglior modo di studiare la storia è leggere dei romanzi e dei non libri di storici, non quelli di storia da scuola, per intenderci: i primi sono scritti da dissidenti i secondi dai vincenti-.
Perché, quando non si aveva alcuna libertà, l’unico modo di evadere dalla propria prigionia quotidiana era la lettura e la scrittura, era la cultura. Basti guardare i romanzi scritti da e sul carcere che nei vari paesi portarono l’ottocento al novecento e quest’ultimo alle rivoluzioni giovanili.
E quindi perché i giovani, che fecero nel ’68 la rivoluzione, oggi che ogni tipo di libertà hanno, niente fanno per difenderla?
Perché non si accorgono che sono tutti omologati dall’alto dal sistema, e che fanno vite impegnate per la maggioranza da lavori completamente inutili?, che devono sempre sottostare a ordini e voleri di uomini, che hanno una bassezza morale e culturale solo paragonabile alla loro bassezza fisica ma inversamente proporzionale alle dimensioni del loro ego?
Nel male, quanto meno, è rinomato che tra i tanti difetti che avessero due esempi scontati e famosi dittatoriali bipartizan, come Mussolini e Stalin, avessero almeno la qualità, o la stupidità, di essere convinti che quello che facevano fosse bene, e di amare sinceramente il loro popolo e la loro nazione e non come si ama una gallinella dalle uovo d’oro da spremere, ma come un patrimonio da tutelare -.
Perché oggi nessuno viene appeso a testa in giù in piazzale Loreto a Milano?, ma, anzi, qualora qualcuno decida finalmente di lasciare la forchetta della pappa quotidiana per impugnare il forcone della rivolta straordinaria, venga visto come un pericolo imminente e da debellare?
Come si può far capire al cricetino, che il suo camminare libero in Avanti è invece solo un girare su una ruota ferma?
Perché non capisce che il suo cammino che parte dal totalitarismo, passando per la rivoluzione, per arrivare alla democrazia, non possa che riportare alla sua sottomissione a un qualsiasi potere forte, oggi economico in quanto democratico e non militare, e che l’unica cosa che cambia in questo cammino è il cartellone che disegna lo sfondo sempre diverso e più bello davanti a lui, il cartellone pubblicitario?
Se il cricetino smettesse un secondo di Progredire in Avanti e si fermasse a guardare, se non indietro, almeno dove si trova in questo momento, capirebbe subito che si trova al medesimo punto di prima; fatto solo un piccolo sforzo, per cercar di guardare il vero sfondo dietro i cartelloni pubblicitari, si accorgerebbe subito che l’unica differenza per lui è di essere, in questa nostra società, solo e più stanco della vita, svuotato, robotizzato.
Il problema è che, a furia di camminare su questa ruota, il criceto non crede più di avere il diritto di esistere in quanto essere vivente, ma di aver diritto a esistere solo perché fa funzionare la ruota, unica sua ragione di vita. Che altro potrebbe fare!?
Del resto a lui, piccolo roditore indifeso, che si sente forte nella sua bella pelliccia e grazie alla bianchezza dei suoi denti, nessuno dice che ci sia qualche simile che osi, da qualche parte nel bosco, ribellarsi al lavoro della ruota…
A lui viene detto che tutti i criceti scelgono democraticamente e liberamente di passar la vita a girar la ruota, contenti di poter finalmente arrivare stremati la sera a godersi tutti i comfort col quale il padrone li premia nella loro gabbia dorata, nella loro casa.
Del resto, dove potrebbe andare un cricetino libero fuori dalla sua gabbia, con tutti i pericoli che si sentono in giro, senza un padrone che schiavizzandolo lo protegga, almeno fin quando non si rifiuti anche solo una volta, per stanchezza, di far girare la ruota?!
Si convince di essere nato in gabbia, non rinchiusoci. E allora lui che fa?
E allora il cricetino imperterrito, sempre più ad alta velocità, continua a girare la ruota della sua fortuna: Vuoi mai vedere che un giorno arrivi ad essere Premier-Cricetino?!

Andrea Giramundo

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