NUMERO DI MATRICOLA SUL CASCO PER IDENTIFICARE GLI AGENTI

 

In questi giorni a seguito delle manifestazioni studentesche in Italia, si discute sulla necessità di mettere sul casco degli agenti un numero di matricola che permetta di riconoscerli.

La ministra Cancellieri si è detta aperta a questa possibilità.

Mentre nelle file del PDL, o quello che ne rimane, tutti son concordi che questo sia molto pericoloso perché permetta poi delle ritorsioni sugli agenti.

Ricordiamo che tra le file del partito delle Libertà ci sono molti indagati, mafiosi e chi non appartiene a questa categoria ha un passato da Fascista attivo.

Con questo non vogliamo dire che siano, all’interno del partito sopracitato, tutti così o meglio ce lo auspichiamo.

Il fatto di mettere un numero di riconoscimento sul casco degli agenti si dice possa essere poi causa di ritorsioni.

E’ proprio questo lo scopo.

Spiego: il fatto di riconoscere gli agenti permetterebbe di individuare quelli, tra i tanti onesti, che vedono nelle manifestazioni un’occasione di sfogare le loro repressioni pestando a sangue degli indifesi studenti ( quasi mai infatti se la prendono con i cosiddetti BlackBlock, ma spesso e volentieri pescano a caso tra la maggioranza che si trova li invece per esporre le proprie necessità e reclamare i propri diritti base di cui ogni stato che si dica democratico dovrebbe garantire ).

Questo permetterebbe finalmente la possibilità di non gettare fango sull’operato di tutti quegli agenti che svolgono al meglio il loro lavoro e che vengono messi insieme ai pazzi fascisti violenti e quindi per questo odiati come tali.

Permetterebbe anche la possibilità per contro di premiare gli agenti invece più meritevoli e che si comportano al meglio durante le manifestazioni.

Oltre al fatto che, ricordiamo, gli agenti sono li per mantenere la legalità e non per questo ne sono al di sopra.

Oltre tutto non vedo come uno studente possa dal numero di matricola sul casco risalire al nome e cognome del poliziotto da ‘licenziare’ o ‘punire’; servirebbe solamente agli organi di stato per evitare che gli organi di giustizia vengano visti, nel tempo e da tutti, come quelli dei paesi a regime dittatoriale, portanti poi col tempo a inevitabili rivolte popolari.

Ancora non capisco come si possa ascoltare o solo far parlare membri di un partito nelle cui fila ci sono più delinquenti che all’interno di San Vittore ( il carcere di Milano ); proprio loro dovrebbero ben sapere che grazie ai nomi resi pubblici, ad esempio, una che è per me onesta e brava politica come la Meloni non venga associata a tutti i ladri, mafiosi, ignoranti e violenti membri del suo partito…

Cerchiamo di fare un passo verso la Civiltà ogni tanto.

A.

 

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