Un MiniRomanzo di GIORGIO MANGANELLI ( n°90 da CENTURIA)

90.

La città è estremamente povera. Da tempo, gli abitanti hanno rinunciato a modificare la propria condizione, e vivono un vita solitaria, esclusa, taciturna. Lentamente, la popolazione diminuisce, non già perché qualcuno emigri – nessuno ha fantasia di andare a cercar fortuna, come si dice – ma perché i morti non vengono sostituiti; se nasce un bambino, il che è assai raro, esso viene offerto alle città vicine, dove si trova qualcuno che lo adotta. Le case sono vecchie e costruite con materiale che già ora rivela i segni di una continua, ormai precipitosa decadenza. Non vi sono veri e propri lavori, ma, ogni tanto, ad un certo numero di abitanti viene ordinato di trasportare alcuni sassi – tre, cinque – da una strada all’altra. Se sono cinque sassi, vengono dieci cittadini, e ciascuno esegue metà del percorso; vengono compensati con monete lise, illeggibili, che non hanno corso in nessuna città. Essi non di rado le perdono, giacché nella città non v’è nulla da comprare. Vivono del misero cibo di orti coltivati da gente che non sa e non ama coltivare gli orti. Avendo codesti orti, mai, o quasi mai, essi escono per strada. Essi hanno l’impressione che stia per piovere, qualunque sia il tempo. Non esistono sarti, e i vestiti lentamente deperiscono, ma poiché l’uso che se ne fa è minimo, potranno bastare fino alla totale estinzione della città. L’origine di tanta miseria è ignota. Forse va attribuita a disordinate crisi religiose, concluse in un mortale disorientamento. Oppure ad una rete di contemporanee delusioni amorose, che isolò uomini e donne, e spinse taluni alla solitudine, altri a matrimoni senza desiderio e senza amore. In questa città nessuno si innamora da molti anni, e sebbene si leggano, nelle lunghe ore vuote, libri d’amore, si considera la cosa come un gioco disonesto. All’inizio commissioni di studio vennero a visitare la città, per capire il meccanismo di questa incredibile miseria. Venne inviato un circo che per due giorni, gratuitamente, si esibì nella piazza della città. Venne un solo uomo, un sordo che aveva l’impressione che si trattasse di una cerimonia funebre-religiosa. Gli altri cittadini rimasero tutti chiusi in casa, soffrendo intensamente di quei fragori lussuosi. Non si può dire che essi attendano la fine propria e della città; oscuramente essi sanno di essere la fine.

——-> ALTRO DI: Giorgio Manganelli

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