Una motocicletta parcheggiata sotto le stelle. Poesia di MIRCEA CARTARESCU (da IL POEMA DELL’ACQUAIO)

sono una motocicletta parcheggiata sotto le stelle,
accanto alla vetrina del negozio che ripara televisori.
dall’andito viene uno spiffero notevole. sono pallida, emaciata.
nel negozio hanno lasciato una luce accesa, sicché un paio di tubi catodici
vasi d’asparago e di cactus, scaffali di lamiera stipati di
carcasse di televisori, cassette AGFA e cavi
luccicano confusamente, popolano la mia solitudine.
mi sento sola infatti.
nel mio specchietto retrovisore pullulano le galassie, svaporano le stelle in sciamature sferoidali,
trasmettono il proprio ansimare le radiosorgenti
allontanandosi tutte in velocità, come dei criminali dal luogo del delitto
che si lasciano dietro una traccia di sangue.

che silenzio. talvolta mi chiedo
cosa potrà significare fare l’amore. Loro parlano
infatti solo di questo. ogni sabato m’inforcano
e mi spingono sulle strade. vedo le colline, le nuvole, il sole
le gocce di pioggia, gli alberi che si aggrovigliano nell’arcobaleno…
ah, i cilindri battono in me all’impazzata. allora sento
veramente di vivere.
loro entrano in un motel e fanno all’amore.
loro sono i Padroni e si sentono liberi.
ma come può essere qualcuno libero quando è fatto di cellule?
… e torno di nuovo nell’andito, accanto a una
polverosa vettura dacia.
ho sete d’amore. Se potessi amare almeno uno spinotto con prolunga di questa vetrina.
lascerei scivolare le mie dita sulla sua pelle di plastica
bianca, se lo volesse
e se avessi le dita. Se potessi vivere
almeno nel campo bioelettrico del cactus…
presto, ben presto morirò, e non avrò fatto nulla in
questo mondo, mi getteranno fra i ferri vecchi
mi spaccheranno il fanale e la lampadina bruciata mi
rimarrà sospesa a due fili di rame.
per tutta la vita ho aiutato gli altri a fare l’amore
e io morirò in mezzo a bobine, magneti e cardi.

sono una motocicletta parcheggiata sotto le stelle.
domani mattina m’inforcheranno di nuovo, mi torceranno
il manubrio, mi metteranno in moto
e rieccomi sull’asfalto variegato, fra le colline rossicce,
fra i monti azzurri
fra gli avvallamenti percorsi da fiumi
superare i passaggi a livello, attraversare luminose
cittadine di provincia
marciando controvento fra sprazzi di pioggia e di gas
di scappamento,
divorando chilometri.
vorrà significare questo fare l’amore?
come che sia, questa è la mia consolazione, il mio
mestiere, è il mio amore.
per questo merita essere soli.

——-> ALTRO DI: Mircea Cartarescu

*nel testo mi sono permesso -della traduzione italiana, che non potrei verificare se non per ragioni estetiche, non conoscendo la lingua di origine-, di cambiare ‘fare all’amore’, con ‘fare l’amore’.
Due persone insieme possono fare l’amore, crearlo. Fare all’amore non mi è mai piaciuto, oltre che non vuole dire niente, secondo me, ha solo la possibile sfumatura di qualcosa di artificiale, fare ‘come se’ si facesse l’amore.. almeno, per me: e me ne assumo tutta la responsabilità 🙂 – *c’è anche un sicché che poco mi suona, ma non praticando la lingua del testo orginale mi fido del traduttore A.g

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