ZADIG. Voltaire

zadigZadig, nobile caldeo provvisto di ogni grazia materiale e spirituale, istruitosi alla scuola di Zoroastro, fu promosso dal re Moabdar di Babilonia, a supremo giudice del regno.

Ma come spesso accade, il successo genera l’altrui invidia e allorché la simpatia della regina Astarte mutò in un casto sentimento d’amore, i suoi nemici, profittando della gelosia del re, lo fecero condannare a morte.

Grazie all’aiuto di un fidato amico, Zadig riuscì a fuggire.

Dopo infinite peripezie, la Provvidenza si decise a intervenire in suo aiuto e a Zadig, riunitosi all’amata, fu concesso di salire al trono che fu di Moabdar.

Si narra che, sotto una guida tanto illuminata e saggia, “l’impero godette di pace, gloria e abbondanza. Governato dalla giustizia e dell’amore, quello fu il secolo più bello della terra”.

Ricco e saggio babilonese, Zadig è convinto di essere molto buono, molto bello, molto bravo, e ne deduce che tutto questo dovrebbe garantirgli ampiamente la felicità. Ma l’amore gli riserva delusioni, lo studio della natura gli procura guai con la giustizia, la stima dei suoi contemporanei si rivela effimera e capricciosa. La virtù, dunque, non basta. Chi non guarda le stelle finisce per restare a terra. Ma chi va troppo in alto sarà ancora capace di vedere le miserie umane? Si può lottare contro un destino avverso? Un eremita svelerà a Zadig il segreto di una provvisoria felicità: sottomettersi ai disegni della Provvidenza.

Con Zadig, Voltaire si propone di tracciare una rappresentazione della società parigina del ‘700, in cui difficilmente gli intellettuali riuscivano, senza l’appoggio di persone autorevoli, ad affermarsi.

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